PSICOLOGIA COGNITIVA

Febbraio 13, 2014 in psicologia milano da admin

IL PENSIERO

Lo studio del pensiero è stato sempre appannaggio dei logici. Per i logici è pensiero solo il processo con il quale si pone il nesso logico fra gli elementi offerti dalla realtà.

Il pensiero assolve quindi a diverse funzioni: ci mette in contatto con gli avvenimenti che accadono in noi e nel mondo esterno, ci rappresenta i dati percepiti o evocati dal passato, stabilisce un certo ordine tra i vari fenomeni psichici, elabora le manifestazioni della nostra affettività, presiede ad ogni azione volontaria.

Teoria: Vigotskij

TEORIA 1 i concetti

La realtà ambientale è costituita da una quantità estremamente ricca e mutevole di oggetti ed eventi percettivi. Il pensiero si eleva al di sopra del mondo delle percezioni per formare schemi generali che sono i concetti; esso afferra relazioni e trasforma il materiale fornito dai ricettori sensoriali in un sistema di giudizi, attraverso un processo di analisi e sintesi (ragionamenti).

Se l’uomo utilizzasse tutta la sua capacità di registrare differenze e rispondesse a ciascun stimolo in modo specifico (come se fosse unico), sarebbe schiacciato dalla complessità dell’ambiente. L’uomo supera questa difficoltà con un’attività di categorizzazione: esemplifica l’universo dell’esperienza, considerando equivalenti molte varianti della realtà ambientale, e rispondendo ad esse non in quanto uniche, ma in quanto appartenenti a una stessa categoria.

Dal livello di categorizzazione percettiva, quindi, si passa per gradi a quello di categorizzazione concettuale(i bambini fino a 5 anni tendono a categorizzare per colore, successivamente per forme) Alla base della capacità di creare categorie, c’è la possibilità di riscontrare 4 ordini equivalente fra oggetti od eventi: formali o figurali, funzionali, affettive, relazionali.

La formazione dei concetti è il presupposto necessario alla formazione del pensiero. I concetti sono i mattoni essenziali del pensiero. Con il termine concetto ci si riferisce ad un simbolo astratto e generale che racchiude tutte le caratteristiche più rilevanti, comuni a un gruppo determinato di oggetti o eventi. I concetti si formano perché il nostro pensiero separa nella realtà quello che è utile o essenziale da ciò che è superfluo, ovvero le caratteristiche costanti da quelle variabili. Noi riconosciamo e classifichiamo gli oggetti sulla base dei concetti. Il processo di categorizzazione consiste nell’assegnare a un concetto noto un elemento ignoto. Questo processo di schematizzazione dei dati percettivi rappresenta una grande economia di energia e di pensiero.

La categorizzazione, però, non è un processo rigido: uno stesso elemento, può rientrare in categorie diverse a seconda della qualità considerata. Il risultato dell’attività di categorizzazione è, pertanto, la formazione di un concetto, una classe di eventi che hanno qualità comuni e distintive.

Per Wundt Nella formazione dei concetti intervengono due processi psichici: l’astrazione (il processo per cui il comportamento è determinato non dalla situazione completa, ma da un particolare con esclusione di altri) e la generalizzazione (l’attività per cui il comportamento è costante di fronte ad un particolare che compare in situazioni diverse).

Questi processi possono essere considerati le due facce della stessa medaglia: la categorizzazione necessita della presenza di entrambi, nonostante il tentativo di molti ricercatori di analizzarli singolarmente.

la teoria del prototipo di Eleonor Rosh sostiene che i concetti sono strutturati attorno ad un esemplare centrale detto prototipo. In altri termini, secondo questo approccio, i concetti possono essere concepiti come degli insiemi dai confini sfumati nei quali l’appartenenza di un esemplare al concetto è determinata dal grado di somiglianza al prototipo. All’interno di ogni singola categoria esistono alcuni esemplari venivano considerati più rappresentativi di altri.

TEORIA 2 Euristiche e Bias Kahneman e Tversky, 1974).”

Le euristiche sono delle “scorciatoie mentali” che le persone mettono in atto in modo inconsapevole. Di conseguenza, sono molto difficili da evitare poiché ci accorgiamo di averle usate solo a posteriori. Cioè dopo averle effettivamente applicate ai nostri giudizi

Euristica della rappresentatività: che probabilità ha un evento di realizzarsi? Spesso non consideriamo la vera probabilità sulla base del campione di riferimento

Euristica della disponibilità: i ricordi vividi ci sembrano più frequenti es. sono di più le parole che iniziano per R o che hanno la R come terza lettera? Credere che il tasso di violenza sia aumentato. Affidarsi ai Massmedia e alle notizie come rappresentative di un aumento della pericolosità delle strade

Euristica dell’ancoraggio e aggiustamento: Se ci viene chiesto di fare una stima e poi di aggiustarla tenderemo a rimanere sul nostro valore iniziale sebbene puramente arbitrario.

Euristica dell’affetto (Slovic et al., 2002) usiamo le emozioni passate per dare un giudizio su un evento es. energia nucleare atteggiamento non positivo dovuto ad esperienze negative

Il bias in psicologia cognitiva indica un giudizio (o pre-giudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro.

Il bias di conferma -effetto barnum o convalida soggettiva

« Si tratta di un peculiare e ripetitivo errore del capire umano di propendere maggiormente e con più enfasi nei confronti delle affermazioni più che delle negazioni

Il bias di conferma è un fenomeno cognitivo al quale l’uomo è soggetto. È un processo mentale che consiste nel selezionare le informazioni possedute in modo da porre maggiore attenzione, e quindi attribuire maggiore credibilità, a quelle che confermano le proprie convinzioni e, viceversa, ignorare o sminuire quelle che le contraddicono.

Questo processo, se abilmente sfruttato, è uno strumento di potere sociale, in quanto può portare un individuo o un gruppo a negare o corroborare una tesi voluta, anche quando falsa.

L’ hindsight bias

Un altro tipo di bias cognitivo è lo hindsight bias, che consiste nell’errore del giudizio retrospettivo. Lo hindsight bias è la tendenza delle persone a credere, erroneamente, che sarebbero state in grado di prevedere un evento correttamente, una volta che l’evento è ormai noto. Il processo si può sintetizzare nell’espressione: “Ve l’avevo detto io!”.

Bias dovuto allo stereotipo

Effetto alone

La correlazione illusoria. Sovrastimiamo l’associazione tra due variabili, dandole un valore di rapporto significativo che di fatto non ha (attribuiamo una relazione di causa-effetto quando invece è una semplice correlazione). Oppure, estremizzando: vediamo zingari in giro, poco dopo sentiamo dire che ci sono stati dei furti e pensiamo che gli zingari hanno rubato.

L’autoconvalida. Una volta che ci siamo fatta un’idea sulle cose, tendiamo a conservarla a dispetto delle prove contrarie. Ciò avviene per bisogno di coerenza, di armonia cognitiva, per economia cognitiva o omeostàsi.

TEORIA3 Pensiero Produttivo: Gli studi più noti in questo campo sono stati effettuati da Kölher e Bunker e Wertheimer (teoria gestaltica –‘20).

Il termine pensiero produttivo va inteso con il significato più ampio: dalla scoperta scientifica alla soluzione di piccoli problemi domestici. E’ un atto intelligente. ogni volta che ci troviamo in una situazione problematica che non presenta la possibilità di soluzione immediata e non consente nemmeno l’impiego di schemi di comportamento già acquisiti in precedenza, mettiamo in opera un attività di ragionamento che, qualora raggiunga buoni risultati, produce una buona conoscenza. Il pensiero che segue questo procedimento porta ad una ristrutturazione del campo, viene chiamato produttivo ed è ben diverso da un procedimento mnemonico o appreso passivamente.

Gli esperimenti di Kölher hanno dimostrato che la soluzione di problemi dipende da una ristrutturazione del campo cognitivo che ha come risultato un mutamento degli attributi funzionali rilevanti degli elementi necessari. In altre parole il pensiero agisce produttivamente quando riesce a modificare la struttura percettiva o cognitiva del problema. A tale proposito Kölher r usa il termine insight (guardare dentro-intuizione) come operazione mentale di ristrutturazione cognitiva e come consapevolezza di una relazione (cogliere immediatamente certe relazioni senza bisogno di un processo di analisi e di ragionamento).

Kölher ha effettuato una serie di ricerche basate su osservazioni del comportamento di scimmie antropomorfe poste di fronte a situazioni varie. Le situazioni sono studiate in modo che, nel campo percettivo, siano presenti tutti gli elementi necessari per risolvere il problema; il soggetto può quindi agire cognitivamente, intelligentemente; qualora riesca a compiere una determinata azione mentale, raggiunge l’obiettivo. Kölher spiega i risultati dell’esperimento dell’aggiramento in cui la scimmia per raggiungere la banana posta di fronte deve momentaneamente uscire dalla gabbia e quindi allontanarsi dall’obiettivo nel modo seguente.

All’inizio il campo psichico del soggetto è caratterizzato dal bisogno di cibo, da un lato, e dall’oggetto che può soddisfare questo bisogno dall’altro: tra questi due elementi si frappone uno ostacolo (gabbia). La tendenza naturale (istintiva o appresa) dell’animale è dirigersi immediatamente verso il cibo, ma le sbarre glielo impediscono. A questo punto l’accento si sposta dal cibo all’ostacolo: l’obiettivo non è più “raggiungere il cibo”, bensì superare l’ostacolo. Si è così avuta una ristrutturazione del campo cognitivo, un ricentramento.

Pensiero divergente e convergente Guilford

Guilford distingue due modelli di pensiero: convergente e divergente. Il pensiero convergente è il ragionamento logico e razionale. Consiste in un procedimento sequenziale e deduttivo, nell’applicazione meccanica di regole apprese, nell’analisi metodica di dati. Si adatta a problemi chiusi che prevedono un’unica soluzione. E’ il pensiero sollecitato anche dalla scuola.

Il pensiero divergente è il pensiero creativo, alternativo e originale. E’ sollecitato da situazioni aperte, come quelle sociali, e che ammettono più soluzioni alternative tutte possibilmente valide. È facile rendersi conto che una simile capacità ha probabilmente un ruolo nell’atto creativo, poichè l’artista ha spesso bisogno di esplorare una serie di possibili modi di dipingere un quadro, di portare a termine un romanzo o di scrivere una poesia prima di decidersi alla fine per quello che sembra essere il migliore.

METODI DI INDAGINE

Per sondare il processo di categorizzazione viene chiesto ai soggetti di raggruppare o suddividere in categorie una serie di oggetti. Si può osservare quali sono le classificazioni spontanee, quelle più facili o più difficili, quelle che differiscono a seconda della cultura, l’età o altre variabili. Bambini categorizzano prima per colore che per forma gli oggetti.

CARD SORTING TEST test di categorizzazione di carte

Le caratteristiche del pensiero nevrotico sono ben messe in evidenza dal reattivo del Rorschach che, come metodo d’indagine psicometrico e tecnica proiettiva si basa sulla presentazione di stimoli non strutturati (macchie d’inchiostro) che porterebbero il soggetto ad interpretare gli stimoli ambigui in funzione dei propri atteggiamenti, delle proprie emozioni e delle proprie opinioni circa la realtà soprattutto interpersonale.

Rorschach permette di individuare attraverso risposte di tipo coartato la presenza di inibizione del pensiero produttivo causata da stati depressivi.

Tutti i test di personalità + proiettivi

Test di intelligenza

test TCD (Creativity Assessment Packet) consente di valutare le capacità di pensiero divergente degli alunni (da 6 a 18 anni)

SVILUPPI APPLICATIVO-PROFESSIONALI

Psicologia cognitiva-

psicoterapia cognitivo-comportamentale- ristrutturazione cognitiva

Intelligenza artificiale

psicopatologia

Disturbi del pensiero

I disturbi del pensiero vengono distinti in: disturbi formali e del contenuto

I disturbi formali sono

 inibizione (rallentamento nel fluire del pensiero, povertà di idee)

Fuga delle idee (il soggetto non riesce più ad ordinare e controllare le idee perché queste fioriscono a getto continuo)

Prolissità (la meta del pensiero non è perduta ma è raggiunta indirettamente attraverso l’interferenza di pensieri secondari)

Circonstanzialità (il pensiero si perde in dettagli passando ad altri argomenti)

Disgregazione (predominanza di particolari irrilevanti con conseguente frammentazione del campo dell’esperienza dovuta all’eliminazione dei concetti superiori)

Confabulazione (tentativo di mantenere un pensiero iniziato in una direzione coerente, mentre le informazioni reali sono insufficienti all’assunto)

Deconcentrazione (incapacità a far convergere l’attività mentale su un pensiero)

I disturbi di contenuto sono

idee dominanti (legate ad una forte componente affettiva e perciò vissute come assolutamente vere) deliri (si organizzano intorno ad un pensiero di gelosia, persecuzione, grandezza che il soggetto utilizza per riorganizzare intorno al pensiero delirante la sua esperienza ormai destrutturata e per ristabilire un contatto con la realtà altrimenti perduto)

Pensiero nevrotico, borderline, psicotico