DISTURBO D’ANSIA DI SEPARAZIONE

Agosto 8, 2015 in psicologia milano da admin

Disturbi infantili. Ansia Disturbo d’ansia di separazione

Nel bambino fino ad un anno di etĂ  l’angoscia di fronte all’estraneo in assenza della madre è riconosciuta una tappa importante del normale sviluppo sociale, come pure normale è considerata la reazione d’ansia in coincidenza del primo inserimento scolastico.

Si considera possibile la diagnosi di disturbo d’ansia di separazione quando l’ansia è inappropriata rispetto all’etĂ  e incongrua rispetto ai tempi e ai modi in cui avviene la separazione dalla figura di maggiore attaccamento.

Secondo il DSM IV, tale diagnosi richiede la presenza di almeno 3 sintomi correlati all’eccessiva preoccupazione per la separazione dalle figure principali di riferimento. La preoccupazione può assumere la forma di rifiuto di andare a scuola, paura e angoscia per la separazione, ripetute lamentele di sintomi fisici come cefalea e mal di stomaco in prossimitĂ  di una separazione, disturbi del sonno con incubi correlati alla separazione.

La durata dei sintomi deve essere maggiore di 4 settimane e l’esordio deve avvenire prima dei 18 anni.

Eziopatogenesi: 1) interazione fra fattori genetici e psicosociali

Alcuni autori considerano determinanti, fattori psicosociali quali l’immaturitĂ  e lo scarso sviluppo che rendono il bambino dipendente dalla madre, e quindi particolarmente soggetto all’ansia di separazione. Aspetti temperamentali del bambino, come una reattivitĂ  generale alle emozioni, sono stati considerati fattori di rischio importanti.

Esperienze precoci avverse come l’indifferenza genitoriale e l’abuso o la perdita precoce della madre predisporrebbero ai disturbi ansiosi soprattutto se altre circostanze avverse accompagnano la perdita.

Il quadro caratteriale del bambino con ansia di separazione è la condiscendenza verso l’adulto, l’ansia di piacere, il conformismo. I bambini sembrano spesso viziati e oggetto di iperprotezione familiare.

2) psicodinamica

L’origine dell’ansia, secondo la teoria psicodinamica classica, deriva da situazioni traumatiche precoci, intese come situazioni di stimolo frustranti contro cui il bambino non riesce a opporsi e dalle quali viene sopraffatto. Con lo sviluppo dell’Io, di fronte alla minaccia di situazioni traumatiche, il bambino è in grado di mobilitare in anticipo reazioni emotive appropriate a un trauma reale, che gli consentono di rinunciare ai suoi impulsi pericolosi ed evitare così la situazione traumatica. Quando il bambino può rappresentarsi la madre come fonte di soddisfazione alle sue necessitĂ  affettive oltre che fisiche, la presenza di lei diventa necessaria per evitare situazioni traumatiche. La sua ansia, definita da Freud ansia da allarme, si trasforma in ansia di separazione e si verifica ogni volta in cui il bambino non si sente rassicurato dalla presenza della madre.

Successivamente, il bambino apprende che gli è necessaria non solo la presenza della madre, ma anche la sua benevolenza; in questo caso, l’ansia inizia a manifestarsi come paura di perdere il suo affetto.

Ancora piĂą tardi si sviluppano le diverse forme di ansia legate ai rapporti sociali ed alla necessitĂ  di mantenere il giusto equilibrio con la parte di sĂ© che si identifica con gli aspetti autoritari dei genitori (Super-Io): quest’ultima forma d’ansia connessa ai conflitti con i genitori interiorizzati, e quindi con la coscienza, prende la forma di senso di colpa.

3) fattori psicobiologici

La disfunzione cerebrale è attualmente considerata un fattore significativo nello sviluppo psicopatologico.

L’approccio psicobilogico attuale considera l’importanza dei processi di regolazione precoci come precursori dell’attaccamento psicologico e degli stati emozionali associati.

 

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Autore: Salvatore D’angelo: UniversitĂ  degli Studi di Napoli – Federico II: Psicologia: Diagnosi PsicodinamicaTitolo del libro: Manuale di psicopatologia dell’infanzia