DIAGNOSI DISTURBI PSICOLOGICI. LA FRUSTRAZIONE

Febbraio 14, 2014 in diagnosi da admin

LA FRUSTRAZIONE

La frustrazione può definirsi come lo stato in cui i trova un organismo nel momento in cui la soddisfazione di un suo bisogno viene impedita o ostacolata. Essa rappresenta un elemento inevitabile della relazione umana col mondo e, anzi, è una delle esperienze che contribuisce a strutturare un buon adattamento alla realtà.

E’ infatti proprio il contesto familiare, in particolare la figura della madre, la prima fonte di frustrazione, oltre che chiaramente della soddisfazione. Gli psicologi delle relazioni oggettuali vedono nella frustrazione precoce e minima, che inevitabilmente il neonato vive nel momento in cui per la prima volta non vede subito soddisfatti i suoi bisogni primari, un momento molto positivo e utile ai fini della costruzione dell’identità personale, al passaggio cioè da un periodo di indifferenziazione IO-MONDO (mamma) e una seconda fase di separazione-individuazione.

Successiva e inevitabile, per Freud, causa di frustrazione per il bambino è quella derivante dall’educazione al controllo degli sfinteri che, soprattutto da parte della teoria psicoanalitica, è stata teorizzata come un’importante esperienza per la formazione del carattere. (basti pensare che il carattere disciplinato dei giapponesi può esser messo in correlazione con la precoce educazione al controllo degli sfinteri, che avviene infatti entro il primo anno di vita). Non è certo solo l’educazione degli sfinteri l’unica occasione di frustrazione, visto che anche altri processi educativi (come l’educazione alimentare, il tipo e la costanza dell’atteggiamento tenuto col bambino che possono altresì rappresentare motivi di frustrazione.

Freud complesso di Edipo come fonte di frustrazione

Spitz -> organizzatori : paura dell’estraneo e fase del NO

Le cause di frustrazione nel corso dell’esistenza sono molteplici e possono essere così classificate:

1) Frustrazioni da ambiente fisico: ad esempio causate dalla distanza, dal sovraffollamento di un ambiente o di una zona abitativa, il rumore. Generalmente sono ben tollerate, anche perché percepite come anonime e non intenzionali.

2) Frustrazioni da ambiente sociale: ad esempio in una fabbrica, l’operaio, che pur sopporta bene il lavoro fisico, può essere frustrato dalla sua esclusione dai piani e dalle decisioni della direzione, o dai controlli troppo pressanti, o dall’impossibilità di carriera.

3) Frustrazioni da ambiente familiare: tipico è l’esempio dell’adolescente che vive vede il suo desiderio di autonomia frustrato dalle istanze familiari, Tuttavia, proprio come in questo caso, i conflitti familiari si intersecano con quelli più strettamente personali.

4) Frustrazioni personali: possono essere dovute ad esempio a difetti fisici, o anche psichici o intellettivi. Molto spesso sono dovuti ad un conflitto fra due diverse istanze inconciliabili nello stesso individuo (vedi conflitto). A volte anche la semplice dilazione della soddisfazione di un bisogno (come la soddisfazione sessuale nella nostra società) può essere causa di frustrazione, ma ad un livello solitamente ri-assorbito dalle istanze sociali.

Le risposte adeguate alla frustrazione

La persistenza di un tensione psichica dovuta alla mancata soddisfazione di un bisogno ha avuto dimostrazioni sperimentali non solo per i bisogni fisiologici (il che è abbastanza intuitivo) ma anche per quelli di carattere più strettamente psicogeno. Fu Lewin, che definiva questi bisogni dei quasi-bisogni, a dimostrarlo attraverso il seguente paradigma sperimentale: dei soggetti venivano posti in una stanza a svolgere un compito e venivano improvvisamente interrotti.

Le variabili indipendenti in questo esperimento erano il tipo di compito (si andava da compiti altamente ripetitivi e poco stimolanti, a compiti che invece necessitavano di un maggiore sforzo e che avevano un obiettivo più evidente) e il punto dell’esecuzione in cui venivano interrotti (all’inizio, nel mezzo o alla fine dell’esecuzione). Una terza variabile era la motivazione dell’interruzione, che poteva essere fortuita (lo sperimentatore veniva chiamato fuori dalla stanza) o giustificata con la consegna di eseguire un’altra attività.

In una seconda fase i soggetti venivano lasciati soli nella stanza con a disposizione i lavori lasciati interrotti e sotto osservazione (a loro insaputa). Nella maggior parte dei casi i lavori venivano ripesi: in particolare, se l’interruzione era fortuita i lavori venivano sempre ripresi; nel caso di interruzione giustificata da un altro compito, venivano riprese nei 2/3 dei casi. Inoltre le attività con un contorno ben definito sono riprese con frequenza nettamente superiore; e infine vengono riprese maggiormente le attività interrotte all’inizio o alla fine.

Quel che in ogni caso si può concludere è che una tendenza evocata (anche di origine cognitiva o psicologica in genere), se interrotta continua a cercare una via di scarica e può quindi trovare diverse modalità di scarico compensatorio.

A questo riguardo, le reazioni alla frustrazione possono catalogarsi in adeguate e inadeguate, che non corrisponde però a normale e patologico; una reazione inadeguata può definirsi patologica quando si presenta in modo fisso e coercitivo anche di fronte a frustrazioni lievi. Le reazioni adeguate sono:

a) intensificazione dello sforzo: che tuttavia è adeguata se effettivamente permette di raggiungere lo scopo, altrimenti si trasforma in una reazione di fissazione e stereotipia.

b) riorganizzazione delle strategie: a volte il mancato raggiungimento di uno scopo può essere dovuta ad una inadeguata organizzazione delle strategie e dei mezzi a disposizione.

c) sostituzione dei fini: quando le prime due strategie non sono efficaci, l’unica cosa da fare è sostituire il fine originario con uno ragionevolmente simile ma più raggiungibile.

Quelle meno adeguate possono essere:

d) sublimazione: si tratta di un meccanismo molto importante nella storia della civiltà (secondo Freud) e consiste nella sostituzione di obiettivi socialmente riprovevoli con attività socialmente utili che mantengano un minimo di legame con l’attività originaria. Così l’aggressività può essere sublimata in competizione o militarismo; questo meccanismo è secondo la teoria psicoanalitica alla base di molte scelte vocazionali.

e) Formazione reattiva: meccanismo descritto da Freud e consistente nello sviluppo di un comportamento diametralmente opposto a quello inibito (ad esempio: una donna che non voleva un figlio, può poi reagire con un atteggiamento ansioso ed iperprotettivo.

f) Aggressività: l’aggressività consiste nel tentativo di distruzione, allontanamento o comunque di deterioramento della persona o dell’oggetto causa di frustrazione. E’ una reazione inadeguata, perché non risolve la situazione. L’aggressività può essere aperta o larvata

g)Autosabotaggio

h)Impotenza appresa (Seligman)

i)Proiezione

Le risposte disturbate alla frustrazione

a) Regressione: la regressione, che consiste in un ritorno ad un livello di pensiero e comportamento più primitivo rispetto al proprio sviluppo psichico, può riguardare singole aree del comportamento o anche la personalità in modo globale, e può inoltre protrarsi per un breve periodo o più a lungo, a seconda delle condizioni ambientali. Un esempi tipico di regressione sono i fenomeni di enuresi notturna mesi che interessano i bambini quando in casa arriva un fratellino.

b) Razionalizzazione: consiste nel costruire un storia razionale del fallimento della soddisfazione del proprio bisogno che, in realtà, non reggerebbe ad un’osservazione imparziale. E’ il tipico caso della volpe e l’uva narrato da Esopo. (svalutazione)

c) Autismo: consiste in un distacco dalla realtà e dall’ambiente sociale con una conseguente chiusura in se stessi. Nelle forme più gravi l’individuo può rimanere a letto per giorni in stato quasi catatonico, e passare rapidamente dalla sintomatologia nevrotica a quella psicotica.

d) Repressione: consiste nell’inibizione (ossia l’esclusione cosciente e volontaria) di un impulso, di un desiderio di un sentimento ritenuti inaccettabili dalla coscienza morale.

Nella nostra societĂ  sono molto spesso oggetto di repressione gli impulsi aggressivi e, a volte, anche quelli sessuali.

e)identificazione: Sindrome di SToccolma

Come fronteggiare la frustrazione

Strategie di coping e resilienza: La tolleranza alla frustrazione

Chiaramente gli individui hanno diversi gradi di tolleranza alla frustrazione, e sono state elaborate tecniche sperimentali per individuare tali differenze

L’osservazione clinica ha dimostrato che il livello di tolleranza alla frustrazione di un individuo è in realtà una capacità specifica, nel senso che può riguardare anche singole aree del comportamento.

Metodi d’indagine.

• Studi fatti da Lewin inerenti allo svolgimento di un compito e alla relativa consegna, hanno dimostrato che, qualora un fatto imprevisto interrompa l’attività intenzionalmente perseguita, l’energia mobilitata non viene immediatamente annullata. Infatti una tendenza evocata e poi impedita continua ad operare per un certo tempo e a cercare vie di scarico compensatorio.

Tecniche sperimentali sono state elaborate anche per evidenziare come una stessa situazione frustrante possa suscitare risposte diverse negli individui. Una di queste tecniche è detta “dell’insuccesso indotto”. Essa consiste nel proporre compiti di difficoltà crescente culminanti in prove insolubili. I soggetti venivano sollecitati per molte ore ad insistere nella ricerca di una soluzione che non c’era. Di fronte ai continui fallimenti i soggetti rivelavano, più o meno precocemente, diverse reazioni che andavano dalla rivolta alla rinuncia. La capacità di riprendere una prova in cui si era fallito era considerata un segno di tolleranza alla frustrazione.

• Studio effettuato Lewin sulla regressione sperimentalmente indotta, a 30 bambini in etĂ  prescolare era concesso di giocare liberamente per 30 minuti con un gruppo di giocattoli. Il gioco veniva osservato da due ricercatori che assegnavano un certo punteggio al grado di “costruttivitĂ ” del gioco. Il giorno dopo si permetteva ancora ai bambini di giocare, ma ai giocattoli noti ne venivano aggiunti altri piĂą attraenti e dopo 15 minuti i nuovi giochi venivano sottratti e posti in un luogo della stanza visibile ma inaccessibile (fase di frustrazione). I bambini dunque giocavano con il primo gruppo di giocattoli, ma la qualitĂ  del gioco risultava scaduta, cioè corrispondente ad un’etĂ  inferiore rispetto a quella reale, mentre aumentavano attivitĂ  diversive o di evasione. Il grado di regressione non era uniforme: mostravano maggiore degradazione i bambini che nella fase iniziale del gioco avevano mostrato una maggiore “costruttivitĂ ”.

Sviluppi applicativo-professionali.

Le osservazioni sulla frustrazione sono state effettuate per lo piĂą durante l’etĂ  infantile, perchĂ© le proibizioni e le dilazioni fanno parte del normale processo evolutivo .Tale interesse da parte degli studiosi ha anche una giustificazione pedagogica e clinica. Le frustrazioni derivanti dall’ambiente familiare e sociale rievocano nell’individuo le reazioni sperimentate durante l’infanzia e che dunque si sono strutturate.

• In condizioni di gravi deprivazioni affettive (sindrome ospitalismo), come negli orfanotrofi, la somministrazione di frustrazioni può essere molto forte, il bambino elabora schemi di difesa che si strutturano progressivamente e persistono nel tempo. (Bowlby depressione anaclitica)

Al contrario, con genitori eccessivamente permissivi nei confronti del bambino, si può avere una troppo scarsa somministrazione di frustrazioni che determina il permanere nella fase dell’egocentrismo infantile. Le frustrazioni possono insorgere, in tal caso, quando il bambino esce dall’ambiente familiare. (Caso degli adolescenti)

• In ambito clinico terapeutico ad esempio gli elementi transferali aprono l’accesso a situazioni di frustrazione, come il desiderio del soggetto di conoscere il terapeuta fuori dal setting.

• La valutazione del grado di tolleranza alla frustrazione è perciò utile per la prognosi. per valutare la capacitĂ  di adattamento all’ambiente circostante e una prognosi positiva di un trattamento. Persone con una buona tolleranza alle frustrazioni potranno ottenere maggiori vantaggi da approcci terapeutici di tipo espressivo, mentre per persone con bassa tolleranza sono piĂą indicati approcci di tipo supportivo.

• In ambito pedagogico: lo strumento del Mastery Leming consente una riduzione degli elementi di frustrazione poiché fornisce un percorso individuale di apprendimento. Apprendimento senza errori

Inoltre particolare importanza viene data nella ricerca allo studio della tolleranza nei bambini, e questo sia perché i bambini hanno reazioni più immediate e spontanee alla frustrazione (mettendo quindi a disposizione dell’osservatore un materiale molto prezioso per la sua genuinità), sia perché le conseguenze di esperienze frustranti vissute nell’infanzia hanno un ruolo fondamentale nella costruzione della personalità e degli schemi di relazione all’altro e al mondo esterno in genere, come dimostrano le ricerche di Bowlby sull’attaccamento.