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LOGOPEDIA: QUANDO ANDARE DAL LOGOPEDISTA

ottobre 3, 2018 in Centro logopedia milano, Disturbi.Logopedia, Esercizi logopedia, logopedia milano, logopedista milano, Milano, psicologia milano da admin

Centro Logopedico Accreditato a Milano

Centro di Logopedia Autorizzato Asl Milano

Intervista alla Dott.ssa Anna La Guzza su DonnaModerna

Logopedia: quando e perché andare dal logopedista

 

In quali casi e perché è necessario portare il bambino dal logopedista

 

Si sente spesso parlare di logopedia e, a volte, i genitori restano spaesati quando viene consigliato loro di portare i figli dal logopedista. Poi, vi sono quelle mamme e quei papà preoccupati perché il piccolo non parla oppure distorce le parole e i suoni. Abbiamo intervistato la dott.ssa Anna La Guzza (psicologa e direttrice di Amamente, Centro Psicologico e Logopedico a Milano), per fare chiarezza sul concetto di logopedia, sui suoi obiettivi e sulle sue modalità.

Cos’è la logopedia

La prima domanda che abbiamo posto alla dott.ssa La Guzza, riguarda proprio lo stesso significato di logopedia e i suoi campi di applicazione.

«La logopedia è la branca della medicina che si occupa di studiare il linguaggio e le sue eventuali problematiche. Non sempre, infatti, l’apprendimento del codice linguistico è per il bambino un percorso semplice e senza ostacoli, a volte possono esserci difficoltà, ritardi o intoppi che solo la logopedia e i suoi specialisti possono aiutare a riconoscere e a superare, grazie all’ausilio dispecifiche strategie. Il logopedista, in équipe multidisciplinare, può intervenire nei percorsi di abilitazione neuropsicologica qualora siano presenti disturbi specifici di apprendimento, come la dislessia » spiega l’esperta.

«Il logopedista è, infatti, il professionista sanitario che si occupa della prevenzione, della valutazione e della riabilitazione deidisturbi della voce, della comunicazione, del linguaggio in età evolutiva, adulta e geriatrica attraverso programmi riabilitativi individuali o di gruppo.

Il suo principale compito è proprio quello di potenziare il linguaggio, correggendo difetti di pronuncia o veri e propri disturbi legati alla verbalizzazione» continua la dott.sa La Guzza.

L’esperta specifica, inoltre, che le problematiche più comuni dell’età evolutiva riguardano principalmente i ritardi dello sviluppo del linguaggio, i difetti di articolazione e di pronuncia, la povertà lessicale e inerente alla strutturazione della frase o alla narrazione (scritta e orale). Ma non solo, in età evolutiva possono anche presentarsi problemi organici di deglutizione deviata, detta deglutizione atipica.

Campanelli d’allarme

Abbiamo poi chiesto alla dott.ssa La Guzza, quali siano i segnali rintracciabili in età evolutiva, che possano rendere necessario l’intervento di un logopedista.

«L’apprendimento del linguaggio è un processo molto soggettivo. Le linee guida ci dicono che un bambino di due anni dovrebbe saper pronunciare dalle 100 alle 200 parole circa, oltre ad alcune frasi semplici.

Se il piccolo per esempio pronuncia meno di 50 parole, è consigliato un controllo per intercettare precocemente, e superare, eventuali difficoltà» spiega l’esperta.

«Un bambino di 4 anni invece, oltre a comunicare regolarmente e chiaramente, dovrebbe riuscire a pronunciare correttamente tutti i suoni della lingua. Se così non è, diventa opportuno chiedere l’intervento del logopedista. In linea generale, possiamo affermare che molti bambini “parlatori tardivi” recuperano spontaneamente eventuali difficoltà, collocandosi tra i tre e i quattro anni nella media per competenze verbali. Una piccola parte di essi invece ha bisogno di un aiuto esterno, senza il quale potrebbe maturare un ritardo del linguaggio e/o un conseguente disturbo del linguaggio (che sarà possibile determinare con esattezza attorno i 3-4 anni di età). Un intervento di consulenza o potenziamento precoce può, in alcuni casi, servire a prevenire difficoltà future che diversamente verrebbero diagnosticate tardi» continua la dott.ssa La Guzza.

Come funziona la logopedia

In pratica, in cosa consiste la logopedia?

Abbiamo domandato all’esperta quali siano le modalità d’intervento del logopedista e come lo specialista, poi, interagisca con educatori e insegnanti.

«Le  sedute dedicate ai bambini sono molto divertenti e utilizzano lo strumento del gioco. Grazie alla collaborazione dei genitori(che possono essere coinvolti per poter apprendere gli esercizi per casa), è possibile recuperare in breve tempo le difficoltà» afferma la dott.ssa La Guzza.

«Il logopedista fa “da ponte”, ovvero fornisce a educatori e insegnanti informazioni cliniche, strumenti pratici e strategie per permettere al bambino di affrontare e superare  le difficoltà che incontra nell’apprendimento e nella comunicazione, valorizzando i suoi punti di forza» continua l’esperta.

«A tal proposito, Il logopedista può produrre una relazione senza fini diagnostici ma esclusivamente valutativi. Grazie alla collaborazione in équipe con figure abilitate alla diagnosi dei disturbi del linguaggio (psicologo e neuropsichiatra infantile), sarà possibile intraprendere un percorso di valutazione neuropsicologica, che potrebbe produrre una certificazione valida per la scuola» conclude la dott.ssa Anna La Guzza.

L’esperta sottolinea, dunque, l’importanza di rivolgersi a centri abilitati e competenti, in grado di identificare precocemente possibili difficoltà e sostenere la famiglia nel suo complesso.

Di Serena Allevi

Logopedia per l’infanzia e l’adulto a Milano

http://m.donnamoderna.com/mamme/scuola/logopedia-quando-

serve

 

Tag: DIFFICOLTÀ DI LINGUAGGIO, RITARDO DEL LINGUAGGIO, BALBUZIE, DEGLUTIZIONE ATIPICA, LOGOPEDISTA MILANO

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I CAPRICCI : I NO E I SI CHE AIUTANO A CRESCERE

marzo 19, 2018 in EMOTIVITÀ, psicologia milano da admin

I CAPRICCI DEI BAMBINI: COME COMPORTARSI?

Centro di Psicologia per l'infanzia e l'adolescenza Milano

 

 

Per un genitore oggi è molto difficile dire NO ai propri figli.

 

 

Dire di si o dire di no?
E’ un dibattito acceso anche tra gli psicologi .

La brutta notizia è che i genitori perfetti non esistono. 
La bella notizia è che i genitori perfetti non aiutano i figli a crescere.

Sicuramente le richieste dei bambini oggi sono molto pressanti e i genitori fanno fatica a dire di no e mettere dei confini e delle regole.
Oggi i bambini sono molto diversi rispetto ai bambini di qualche decina di anni fa, risultato anche di una pressione continua da parte dei media.
Secondo Asha Phillip “I No aiutano a crescere”

I bambini per crescere hanno bisogno di regole chiare e precise e i NO sono indispensabili per la loro crescita, anche se ciò comporta una certa dose di fatica per un genitore.

Un bambino deve confrontarsi con la realtà e la frustrazione.
Il limite è importante perché il bambino deve imparare a tollerare la frustazione, ad attendere, ad avere pazienza.
Il bambino deve imparare che la realtà è un’altra cosa rispetto alla fantasia.
Nella mente di un bambino tutto è possibile e realizzabile, i bambini si sentono onnipotenti nei loro pensieri e nelle loro richieste, così come sentono onnipotenti i loro genitori nel realizzarle.

Un genitore che davanti ad una richiesta pone un confine è sentito come qualcosa di inaccettabile.
E’ per questo che le reazioni dei bambini ai NO sono cosi forti.

Per esempio ai primi passi, sorge anche la necessità di porre al bambino dei limiti, sia per garantire la sua sicurezza, sia per conciliare i suoi comportamenti con i bisogni e i ritmi del resto della famiglia.
A questa età i bambini comprendono solo cose molto concrete, non rimproveri astratti o esortazioni.
Capiscono benissimo che non devono saltare sul divano buono se la mamma, appena lo fa, prontamente dice «No» e tira giù il bambino dal divano.
Tutte le volte; perché lo rifarà comunque più volte, prima di imparare.

Quello che noi psicologi sosteniamo è che le regole per un bambino devono essere proporzionate all’età.
Attorno ai 3-4 anni le regole devono essere poche e chiare. (il sonno..il cibo..per esempio )
Queste poche regole devono essere condivise e veramente sentite da entrambi i genitori.
Altrimenti il segnale è di estrema confusione.
Il bambino ha bisogno di avere dei confini e dei limiti ben precisi.
Un No, detto in maniera decisa ma non aggressiva, può essere un regalo che facciamo ai nostri bambini perché gli trasmettiamo un senso di realtà, sicurezza, protezione, unità, creatività.
Non dobbiamo trascusare però l’importanza dell’ascolto e della consapevolezza di un genitore in rapporto al capriccio del figlio.

Renato Palma, risponde con “I SI che aiutano a crescere”
Un SI’ permette di instaurare una buona relazione, rispetto, autonomia, fiducia, libertà, un rapporto paritario, permette di trasmettere capacità di accompagnare piuttosto che contrastare, dare soluzioni piuttosto che imporre limiti.
La richiesta più profonda del bambino è accompagnamento, tempo, amore e disponibilità non regole ferree e limiti invalicabili.
Le regole sono necessarie ma non devono essere imposte, piuttosto costruite assieme ai nostri bambini.
Bisogna essere gentili con i bambini.
L’uso della forza nella relazione con i bambini andrebbe ripensata e in un regime dittattoriale possiamo formare solo dittatori o dei ribelli.

Voi quante volte al giorno rimproverate vostro figlio?
Da qualche parte ho letto una di quelle statistiche dell’ultim’ora che diceva una volta ogni mezzora.
I no vanno bene ma con parsimonia.
Il rischio è quello di assuefare il bambino, che stordito di NO, non li ascolta più.
Un divieto può essere rivolto in positivo.
Invece di dire «Non stare in cucina», meglio dire «Stai in salotto».
La parola «No» è facile da pronunciare, ma attenzione a non inflazionarla.
Invece di dire “non bisogna parlare tutti in una volta in classe” la mestra potrebbe dire “si parla uno alla volta”.
In questo modo oltre al divieto (sottointeso) ho dato la giusta alternativa. Invece di limitare e basta do una possibilità.

Per ESEMPIO:
Se il bambino sta lanciando pietre, dirgli «Non si lanciano le pietre» servirà a poco; funzionerà molto di più far sparire le pietre dalla circolazione, oppure trattenere la mano del bambino, o meglio ancora, proporre un’alternativa: «Perché invece non tiri questa pallina?»
Meglio, quando possibile, dire «Sì», ovvero proporre, guidare, indicare una direzione, piuttosto che negare o sbarrare la strada.
I nostri bimbi lo comprenderanno più prontamente e accetteranno più volentieri il nostro invito, specialmente se avremo saputo farci interpreti, al di là della richiesta spicciola, dei loro bisogni più profondi.
Il problema reale per un genitore, a mio avviso, più che dire di si o dire di no, è quello di imparare a stare in ascolto del proprio figlio.
Quello che noi definiamo Capriccio (perché si oppone alle regole che abbiamo prestabilito) è in realtà un messaggio criptato che il bambino ci lancia e che noi abbiamo il DOVERE di interpretare.

Cosa lo ha scatenato? Come posso prevenirlo la prossima volta? Quale atteggiamento sarebbe meglio adottare la prossima volta?
L’atteggiamento critico è quindi fondamentale.

Il capriccio è sicuramente l’espressione di un bisogno che a volte può essere ragionevole.

Il capriccio può esprimere il bisogno di indipendenza (a 2 -3 anni), richiesta di affetto, fame, dolore, stanchezza, oppure una serie di emozioni quali paura, rabbia, gelosia… una serie di vissuti e di messaggi spesso molto sensati.
Il messaggio è diverso a seconda dell’età del bambino, del contesto, degli antecedenti, del nostro sguardo sul mondo.
I capricci insomma, sono da considerare un passaggio obbligato nell’evoluzione del bambino.
Sta al buonsenso di ogni genitore scegliere quando accontentare e quando no., sulla base della richiesta sottesa.

Liberamente tratto e rivisitato dall’intervista rilasciata Sabato 12 Maggio 2012 su Radio Hinterland (Milano) per il programma Genitori 3.0

 

Centro Psicologico per l’infanzia e l’adolescenza Milano

 

 

http://www.professionemamma.it/professione-mamma/i-racconti-di-laura-itinerario-pedagogico/539-i-capricci-i-no-o-i-si-che-aiutano-a-crescere.html

Capricci: i NO o i SI che aiutano a crescere?

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ANORESSIA E BULIMIA – DISORDINI ALIMENTARI

maggio 30, 2017 in anoressia bulimia, Disturbi alimentari, psicologia milano, psicoterapeuta Milano da admin

DISTURBI ALIMENTARI

ANORESSIA E BULIMIA. DISORDINI ALIMENTARI.

Come si manifestano:
I disordini alimentari, di cui anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più note e frequenti, sono diventati nell’ultimo ventennio una vera e propria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti. Negli Stati Uniti, le associazioni mediche che si occupano di disordini alimentari non esitano a definirli una vera e propria epidemia che attraversa tutti gli strati sociali e le diverse etnie.

Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco.

Secondo la American Psychiatric Association, sono la prima causa di morte per malattia mentale nei paesi occidentali. Uno studio pubblicato sulla rivista inglese The Lancet indica che la ricerca sui trattamenti è molto più avanzata nel caso della bulimia nervosa, dove sono stati svolti più di cinquanta studi e trial e una gestione secondo pratiche basate sull’evidenza è possibile. Minore attenzione, invece, si sarebbe dedicata finora a ricerche sui possibili trattamenti di anoressia nervosa e delle altre forme di disordine alimentare.

Anoressia e bulimia sono malattie complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che quindi richiedono un trattamento sia del problema alimentare in sé che della sua natura psichica. L’obiettivo è quello di portare il paziente, attraverso terapie mirate a modificare i comportamenti e l’attitudine, a adottare soluzioni di gestione dei propri stress emotivi che non siano dannose per la propria salute e a ristabilire un equilibrato comportamento alimentare. Possono manifestarsi in persone di diverse età, sesso, provenienza sociale, ma sono solitamente più comuni in giovani donne in età compresa tra i 15 e i 25 anni.

  • Da cosa nasce un disordine alimentare?
    Al centro del disordine alimentare, che si manifesta come malattia complessa, risultante dall’interazione di molteplici fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici, c’è comunque da parte del paziente una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e una necessità di stabilire un controllo su di esso.  Tra le ragioni che portano allo sviluppo di comportamenti anoressici e bulimici, si evidenziano, oltre a una componente di familiarità (studi transgenerazionali e sui gemelli hanno dimostrato che i disordini alimentari si manifestano con più probabilità tra i parenti di una persona già malata, soprattutto se si tratta della madre), l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari e sociali, la sensazione di essere sottoposti a un eccesso di pressione e di aspettativa, o al contrario di essere fortemente trascurati dai propri genitori, il sentirsi oggetto di derisione per la propria forma fisica o di non poter raggiungere i risultati desiderati per problemi di peso e apparenza. Per alcune persone, si tratta di una tendenza autodistruttiva che le porta ad alterare il proprio comportamento alimentare o ad abusare di alcol o droghe.

L’anoressia e la bulimia però possono anche dipendere dal fatto che l’individuo subisca situazioni particolarmente traumatiche, come ad esempio violenze sessuali, drammi familiari, comportamenti abusivi da parte di familiari o di persone esterne, difficoltà ad essere accettati socialmente e nella propria famiglia. Uno dei motivi per cui una ragazza inizia a sottoporsi a una dieta eccessiva è la necessità di corrispondere a un canone estetico che premia la magrezza, anche nei suoi eccessi. Secondo molti psichiatri, infatti, l’attuale propensione a prediligere un modello di bellezza femminile che esalta la magrezza ha conseguenze devastanti sui comportamenti alimentari di molte adolescenti.

Effetti fisici e psicologici
Gli effetti dei disordini alimentari sono molto pesanti, sia sotto il profilo fisico che quello psicologico. Dal punto di vista fisico, gli effetti della malnutrizione comportano ulcere intestinali e danni permanenti ai tessuti dell’apparato digerente, disidratazione, danneggiamento di gengive e denti, seri danni cardiaci, al fegato e ai reni, problemi al sistema nervoso, con difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, danni al sistema osseo, con accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi, blocco della crescita, emorragie interne, ipotermia e ghiandole ingrossate.
Le  ripercussioni psicologiche, invece, comportano depressione, basso livello di autostima, senso di vergogna e colpa, difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari, sbalzi di umore, tendenza a comportamenti manichei e maniacali, propensione al perfezionismo.

Sintomi e caratteristiche
I disordini alimentari comprendono numerose condizioni diverse. Le più note e comuni sono anoressia e bulimia nervosa.

Anoressia nervosa
Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza.

L’anoressia è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso.

Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti ‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi e alla bilancia. Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito. Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

Diagnosticare l’anoressia non è sempre semplice in soggetti molto giovani, perché i cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso e altezza possono mascherarne le prime fasi.

Nei bambini, è più comune che l’anoressia si manifesti attraverso altri sintomi, come la nausea e il sentimento di non fame.

Nelle ragazze, invece, uno dei sintomi più classici è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi, sintomo che però non si applica a giovani adolescenti che ancora non abbiano avuto il menarca o, al contrario, alle ragazze che prendono la pillola anticoncezionale.

L’anoressia si manifesta in due modi:
con restrizioni, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti con abbuffate e successiva eliminazione: alimentazione compulsiva seguita da vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, iper-attività fisica per perdere peso.
La persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare, impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa.

Bulimia Nervosa
Una persona bulimica si abbuffa in modo molto diverso da quello che avviene quando normalmente si mangia troppo. Le caratteristiche tipiche del comportamento bulimico sono:
ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro di due ore, e solitamente di nascosto da altri
la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il proprio comportamento
l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte
Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. Se questo comportamento diventa ripetitivo, ad esempio si manifesta due volte alla settimana per tre mesi, si è di fronte a un chiaro segnale di disordine alimentare. Raramente, i pazienti bulimici non si infliggono alcuna punizione.

A lungo andare, un soggetto bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca di occultare il proprio comportamento agli altri, anche se la propria forma e apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, diversamente da una anoressica che è sempre sotto peso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo dell’esistenza di un disordine alimentare.

Oltre all’anoressia e alla bulimia, esiste anche un genere di disordine alimentare non definito. Non tutti i casi sono infatti esattamente descrivibili nell’arco dei sintomi tipici di anoressia e bulimia. Alcuni soggetti, ad esempio, iniziano con una forma di anoressia ma poi, incapaci di mantenere il basso peso, scivolano verso comportamenti bulimici. Secondo l’American Psychiatric Association, la metà dei pazienti anoressici finiscono con l’avere anche sintomi di bulimia, e in qualche caso i pazienti bulimici sviluppano comportamenti anoressici.

Centro Psicologico Amamente trattamento Anoressia e Bulimia
Fonte : Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute

© – Istituto superiore di sanità

http://www.epicentro.iss.it/problemi/anoressia/anoressia.asp

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I NUOVI SERVIZI DEL CENTRO PSICOLOGICO AMAMENTE

marzo 18, 2017 in aiuto compiti a domicilio milano, centro Dsa milano, Centro logopedia milano, Centro psicologia positiva, centro psicomotricità milano, diagnosi, dislessia, Disturbi.Logopedia, Esercizi logopedia, logopedia milano, logopedista milano, Milano, psicologia infanzia, psicologia milano, psicoterapia, rinnovo certificazioni, Trattamenti di psicologia, trattamenti logopedici milano, trattamento disturbi d’ansia a milano da admin

Centro Diagnosi Psicologia infanzia e adolescenza Milano

 

 – CENTRO PSICOLOGICO LOGOPEDICO AUTORIZZATO – DIAGNOSI DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO DSA MILANO. 

 

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Amamente Centro di Psicologia Positiva per l’Infanzia e la Famiglia
Direttrice d’équipe Dott.ssa Anna La Guzza 3311842704

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STRATEGIE PER CONSOLIDARE IL METODO DI STUDIO

marzo 4, 2017 in aiuto compiti a domicilio milano, centro Dsa milano, Doposcuola Milano, psicologia milano, scuola da admin

Sostegno al Metodo di studioSOSTEGNO PSICOLOGICO DOPOSCUOLA MILANO.

STRATEGIE PER OTTIMIZZARE IL METODO DI STUDIO 

 

Il momento dei compiti puó riservare insidie e spesso puó essere motivo di scontro tra due veri ossi duri: tu e tuo figlio.

 

Genitori, ragazzi, professori, educatori, insegnanti..nonni..tutti possiamo scoprire strategie efficaci per sostenere, con pazienza e entusiasmo i nostri ragazzi.

Parleremo di come condividere le principali strategie di studio e di memoria, di come favorire la motivazione e l’autonomia per ricercare un metodo di studio efficace.

Tutto ció che ti serve sapere per diventare un solido sostegno e un ottimo alleato.

 

Doposcuola specialistico a Milano anche a Domicilio
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CENTRO PSICOLOGICO PER L’INFANZIA L’ADOLESCENZA E L’ADULTO A MILANO

febbraio 28, 2017 in centro Dsa milano, Centro psicologia positiva, diagnosi, dislessia, dsa, psicologia infanzia, psicologia milano da admin

DIAGNOSI E CERTIFICATI DSA AUTORIZZATI ASL MILANO

Centro psicologia-logopedia

autorizzato ASL

diagnosi, trattamento

e Rinnovo Certificati  DSA. 

Grazie all’accurato lavoro di una équipe clinica multidisciplinare sappiamo rispondere con competenza, passione e professionalità ai bisogni di bambini, ragazzi e famiglie.

Siamo in grado di individuare con precisione i bisogni delle Famiglie, che seguiamo sotto tutti i punti di vista, dalla consulenza alla valutazione, dalla certificazione alla presa in carico psicologica, logopedica, psicoeducativa.

Troverete un clima di accoglienza e fiducia, e, grazie alla programmazione e supervisione in team, sarete seguiti in maniera completa ed efficace:
offriamo una presa in carico attenta e puntale e la possibilità di scoprire le proprie risorse personali e crescere in un clima di accoglienza, ascolto e fiducia.

Centro Psicologico – Logopedico per la Famiglia, l’Infanzia, l’Adolescenza e l’adulto a Milano. 

I nostri strumenti sono efficaci e i nostri metodi all’avanguardia, validati e comprovati dai più recenti studi scientifici in ambito clinico e psicoeducativo.

Ogni percorso è unico ma ciò che ci caratterizza e contraddistingue è l’approccio Positivo, centrato sul Cliente che è condotto nel percorso di scoperta degli aspetti positivi di sè, di relazione con l’Altro e con il mondo attorno a Sè.

Il Centro è Accreditato Asl a Milano per la Certificazione nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ( DSA ).

ELENCO SERVIZI SPECIALISTICI:

Consulenza psicologica

Un primo colloquio psicologico conoscitivo in cui il professionista di riferimento indagherà le motivazioni
che hanno condotto la famiglia, la coppia genitoriale o il genitore a richiedere un incontro.

La seduta potrà prevedere l’approfondimento delle seguenti aree: anamnesi neuropsicologica del bambino, storia personale e familiare, primi elementi di valutazione sui sintomi riportati, visione dei quaderni e dei disegni, analisi delle valutazioni precedenti o dei referti di tipo medico, condivisione con la famiglia delle ipotesi diagnostiche e proposta di approfondimento o di presa in carico.

Seduta consulenza e sostegno alla genitorialità in coppia

La seduta, condotta da psicoterapeuti specializzati, prevede l’ascolto della richiesta genitoriale laddove insorgono tematiche legate alla gestione educativa dei figli, alle scelte di vita o a particolari situazioni o comportamenti dei figli che sono motivo di preoccupazione.

I genitori o il genitore riceve un momento di primo ascolto e consulenza, alla quale il Centro fa seguire una proposta personalizzata (sostegno alla genitorialità, approfondimento valutativo o presa in carico abilitativa). Sostegno alla Genitorialitá

Visita logopedica

La visita prevede un primo inquadramento anamnestico con il singolo/genitore/i genitori al quale segue l’osservazione attiva del linguaggio. Nei bambini è previsto un momento di gioco mirato alla prima verifica dei sintomi riportati in fase di colloquio anamnestico al quale segue breve restituzione ed eventuale proposta di approfondimento specifico e/o presa in carico abilitativa (o riabilitativa).

Visita Neuropsichiatrica

Un incontro che prevede l’osservazione medica degli aspetti neurologici a livello globale nel bambino e nell’adolescente mirata a verificare l’assenza o la presenza di patologie di tipo neurologico, neuropsicologico o neuropsichiatrico (deficit neurologici, psicomotori, ritardo cognitivo, sindromi cognitive, autismo).

Valutazione neuropsicologica

Percorso di approfondimento clinico mirato alla verifica dei sintomi riportati riguardanti difficoltà emotive, di apprendimento e di comportamento nel bambino, l’adolescente, l’Adulto. Il percorso di approfondimento valutativo prevede una seduta anamnestica con i genitori o l’adulto, 4 ore di approfondimento clinico e testistico individuale, relazione e restituzione.
La Certificazione è valida per la scuola ai fini della legge 170/2010.

Psicoterapia Individuale

Percorso individuale di sostegno psicoterapeutico con approccio integrato individualizzato (cognitivo- comportamentale e psicodinamico).
Pacchetto Abilitazione all’apprendimento o sostegno emotivo nell’infanzia
Percorso di sostegno psicologico mirato al recupero delle difficoltà e al potenziamento delle risorse nelle aree dell’Apprendimento ed Emotive (DSA Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ADHD, Disturbi Evolutivi
Specifici Misti, Difficoltà Emotive e Comportamentali); prevede il coinvolgimento attivo della famiglia e della scuola.

Trattamento Riabilitativo Logopedico

Percorso di trattamento del linguaggio mirato al recupero delle difficoltà nelle aree dell’Apprendimento e del Linguaggio (DSA Disturbi Specifici dell’Apprendimento con DSL, Dislalie, Disfonie, etc); il trattamento rivolto a pazienti in età evolutiva prevede il coinvolgimento attivo della famiglia e della scuola.

Intervento di consulenza/formazione/mediazione scolastica effettuato da psicologhe scolastiche e mirato all’individuazione di obiettivi di apprendimento, alla stesura del PDP, all’integrazione scolastica.

Per fissare un
appuntamento inviare una mail a centroamamente@gmail.com ,

verrete presto ricontattati.

Grazie per averci scelto,
Dott.ssa Anna La Guzza
Direttrice Centro Amamente

SEDE 1 : Via Castel Morrone 1/a Milano – 
Tel 3311842704 centroamamente@gmail.com

SEDE 2 : Viale Monza 91 Milano  (Loreto- Milano Est 

https://www.centroamamente.it

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TRATTAMENTI DI PSICOLOGIA E LOGOPEDIA A COSTI AGEVOLATI

febbraio 21, 2017 in logopedista milano, psicologia infanzia, psicologia milano, psicoterapia, Trattamenti di psicologia, trattamenti logopedici milano, Trattamenti specialistici agevolati, trattamento disturbi d’ansia a milano da admin

Centro Psicologico Accreditato Dsa a Milano

Ai nuovi clienti del Centro Psicologico offerte e agevolazioni per i mesi di giugno-luglio 2017

Il Centro Amamente, Centro psicologico per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia, ha a cuore le esigenze delle famiglie, quindi ha deciso di promuovere i suoi servizi offrendo ai nuovi clienti pacchetti di trattamenti specialistici a un costo agevolato.
Invece di 60€ a incontro, per tutti gli incontri svolti dal 1 giugno al 31 luglio, verrà applicata una tariffa di soli 35€.
Per ulteriori informazioni contatti: Dott.ssa Anna La Guzza, direttrice Centro Amamente tel. 3311842704
Mail: centroamamente@gmail.com

Visita il sito: https://www.centroamamente.it

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IL MONDO DELLA DISLESSIA

novembre 23, 2016 in centro Dsa milano, dislessia, dsa, psicologia milano, scuola, Trattamenti specialistici agevolati da admin

Conferenze, incontri, appuntamenti ed esperienze per scoprire quali talenti nasconde una persona con difficoltà di apprendimento.

Un mese anche per informarsi, per crescere, per condividere queste difficoltà.

IL MONDO DELLA DISLESSIA Benvenuti nel…. Magico Mondo della Dislessia…. e delle sue Emozioni!

La Dislessia, si sa, è un Mondo fatto di parole, a volte confuse, e di tante emozioni. Il nostro desiderio è quello di prenderci cura di questo Mondo e di scoprire, dietro ogni suo piccolo abitante, i talenti da far fiorire!
Ciao, sono Luca e ti racconto una storia…

Una storia come tante:

Ti ricordi la scuola? L’odore dei libri e i quaderni scarabocchiati…il compagno di banco chiacchierone e le gite. Stai sorridendo, vero?
Per molti la scuola fa riaffiorare ricordi unici… ma non per tutti è così! Quando io sarò grande forse della terza elementare ricorderò alcune frasi in particolare: “Si impegna ma non si applica”, “Sei troppo lento!!”.
La scuola non era un ambiente accogliente per me!

Capitolo 1: La mia mamma è super!

(Il percorso verso la diagnosi)

Poi però è successo qualcosa… La mamma ha capito cosa mi stava succedendo: “Forse hai una piccola difficoltà chiamata Dislessia. Andiamo a fare dei test per capire meglio perché studiare è un pò difficile per te”, mi disse.
E subito io: “Dislessia… è una malattia???”.

Lei mi ha rassicurato e mi ha detto di no, poi ha detto anche che alcune persone mi avrebbero aiutato, delle persone che fanno un lavoro con un nome strano!
La mia mamma è stata brava a intuire subito.

HAI UN DUBBIO?

PUOI FARE IL TEST!

Un’opportunità speciale per te!

Centro Amamente offre un breve colloquio informativo gratuito e individuale per le famiglie, ogni mercoledì 14,00-18,00 su prenotazione!!!

Che aspetti??

Scrivi subito a: centroamamente@gmail.com

Capitolo 2:  Voglio diventare un supereroe! 
(Il percorso di potenziamento e abilitazione)

Con l’aiuto delle mie amiche dottoresse ho scoperto tanti trucchi per apprendere e imparare più velocemente. Sono migliorato tanto, ho conosciuto i miei punti di forza e ho ritrovato la fiducia in me stesso. Ora vado a scuola più sereno, le maestre non mi dicono più che sono pigro e l’altro giorno ho addirittura preso il mio primo 7.

Il trattamento e l’intervento abilitativo nei disturbi dell’apprendimento sono processi fondamentali e vengono svolti da un’équipe multidisciplinare con l’obiettivo di velocizzare il processo di apprendimento.

SCOPRI I PERCORSI DI POTENZIAMENTO

Capitolo 3: Il viaggio alla scoperta
delle mie emozioni
(sostegno alle emozioni nei DSA)

Avete presente quanto è bello viaggiare? Quando si scoprono posti nuovi, quando si imparano cose che prima non pensavi nemmeno esistessero… a me sta capitando lo stesso! Sto facendo un viaggio bellissimo… e non ho neanche preso l’aereo!
Mi sto prendendo cura del mio cuore e sto imparando a conoscere e a dare un nome alle mie emozioni! Ho scoperto anche di avere tanti talenti che prima non conoscevo!
Vuoi sapere come?
Il Centro Amamente propone un percorso di sostegno alle emozioni e all’autostima, sia individuale, che di gruppo!

 

PERCORSO DSA ED EMOZIONI

Capitolo 4: Un’opportunità per i miei compagni
e per la mia scuola
(Screening e conferenze gratuite)

Questo percorso è stato davvero importante
e ringrazio la mia mamma che ha intuito subito cosa mi stava succedendo. Ora però desidero che anche i miei compagni e le maestre capissero cosa sia la dislessia.
Il Centro Amamente ha detto che ha un’idea anche per questo: ognuno di voi può proporre una conferenza gratuita o un progetto di Screening alla propria scuola! Gratuita!!!

Mamma, maestra, papà, zia…che aspetti???
Scrivi a centroamamente@gmail.com e dai un’occhiata alle nostre proposte:

CONFERENZE E SCREENING

Capitolo 5: Vedono quello che vedo io!
(Laboratori esperienziali sui DSA)

La mia vita sta diventando sempre più bella!
Ok, le tabelline ancora mi fanno un pò disperare, però la maestra è paziente e anche io ho capito tante cose nuove!
A volte spiegare le mie difficoltà non era facile. Però lo sai che mi hanno detto che c’è un modo per provare a metterti nei miei panni e capire quello che significa essere dislessico?

La mamma mi ha detto che c’è un evento bellissimo il 15 dicembre:
si chiama “Nei panni di un bambino dislessico”.
Sei curioso di saperne di più?

Capitolo 6: La ricerca della felicità.
(Percorsi laboratoriali per genitori,
insegnanti e datori di cure)

La scuola adesso è bellissima! Ho tutti 8 in pagella e sono felice! Anche con i miei amici va meglio. In questo viaggio ho capito una cosa, sai?
E’ un piccolo segreto e vorrei condividerlo con te: la felicità è un seme da innaffiare con cura!
Dobbiamo curarlo con amore e farlo crescere forte!

Lo sai un altro segreto?
C’è un viaggio dedicato a te: genitore, insegnante, specialista della cura o semplice viaggiatore curioso.

Centro Amamente vi invita tutti a delle lezioni speciali di felicità!
Un seminario educativo e formativo di potenziamento dell’intelligenza emotiva.
Sabato 26 novembre 14,30-18.30 Spazio Luce, in Viale Monza 91, Milano.

Mettiti anche tu in cammino verso la felicità:
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Centro Psicologico per l’Infanzia e la Famiglia
“Amore per Se stessi, per gli Altri e per la Conoscenza”
Via Castel Morrone 1/a – 20129 – Milano
331 1842704 – Dott.ssa.ssa Anna La Guzza

da admin

PARLIAMO DI: BULLISMO

novembre 9, 2016 in Bullismo, psicologia milano da admin

Parliamo di bullismo

Vari Tipi di bullismo

 

Il bullismo si fa sempre più strada nelle realtà scolastiche dei nostri figli. 

Luoghi in cui i più giovani si divertono nel maltrattare il compagno di classe più insicuro, quello che soffre di acne, forse il meno bello della classe. Questo maltrattamento non è sempre fisico.

Sono varie le cause per le quali si verificano questi avvenimenti. Nella maggior parte dei casi dipendono da una terribile insicurezza, da scarsa autostima o da esperienze traumatiche che il bullo ha vissuto durante l’infanzia e che, probabilmente, continua a vivere.

“Uno studente su 10 assicura di essere stato vittima di bullismo scolastico”

Il bullismo si presenta sotto differenti forme. Per questo motivo, oggi parleremo di alcune di esse riconosciute dal Centro Nazionale contro il Bullismo (NCAB). Le analizzeremo nel dettaglio, per capire meglio in cosa consistono.

1. Bullismo fisico

Questo è il tipo di bullismo più evidente, poiché il bullo utilizza la forza fisica per spaventare la sua vittima.  Con calci, schiaffi e qualsiasi altro tipo di aggressione fisica, il bullo cerca di umiliare e sottomettere la sua vittima.

È importante ricordare che questo tipo di maltrattamento scolastico di solito si produce in compagnia, vale a dire che il bullo viene incitato a picchiare ulteriormente la sua vittima sotto richiesta di altre persone. In questo modo, il bullo si sente potente, importante e più forte.

Anche se probabilmente le botte più forti non vengono date pubblicamente, si possono riconoscere alcune manifestazioni aggressive di minore entità. Uno sgambetto, una spinta, un calcio al banco, uno zaino nascosto possono essere piccoli indicatori che il bambino in questione è vittima di bullismo.

2. Bullismo verbale

Questo tipo di bullismo è molto frequente, poiché si tratta di un maltrattamento verbale che molti considerano “cose da bambini”. La cosa peggiore è che non si tratta affatto di cose da bambini, poiché la persona che riceve le prese in giro, gli insulti, le parole di denigrazione soffre e la sua autostima ne risente.

Il bullismo verbale parte con gli insulti, le minacce,le prese in giro riguardo l’orientamento sessuale della vittima e ancora sulle sue caratteristichefisiche, sulle sue imperfezioni, su un suo tic inparticolare, anche sul colore della pelle.

Durante l’adolescenza, ricevere queste denigrazioni è molto più doloroso, poiché è la tappa vitale in cui si è più sensibili.

Per questo motivo, è importante risolvere il problema alla radice. Molte delle persone sottomesse al bullismo verbale hanno dovuto rafforzare la loro autostima e credere in se stesse con grandi sforzi.

3. Bullismo sociale

È una delle forme di bullismo scolastico meno conosciute e, forse, tra le più utilizzate. Immaginate di voler giocare ad una partita di calcio, ma che nessuno vi voglia o che gli altri inventino delle scuse per escludervi dal gioco.

Pensate anche di avvicinarvi ad un gruppo di compagni che stanno commentando una foto di una festa alla quale non eravate invitati. In maniera esplicita, vi stanno escludendo dal gruppo al quale pensavate di appartenere.

È una sottile forma di bullismo, in cui non si può contare su un compagno con cui passare il tempoe fare i compiti. Alla vittima vengono voltate lespalle, viene completamente esclusa. Il dolore emotivo che può causare questo maltrattamento può essere difficile da superare, poiché una

delle nostre più grandi paure è proprio il rifiuto.

4. Cyberbullismo

Questo tipo di bullismo è nato grazie ai social network. Questi sono molto in voga tra i giovani, i quali li utilizzano per condividere le loro esperienze, i loro sentimenti più intimi e tutto ciò che amano o meno.

Un esempio di cyberbullismo può essere quello di caricare una foto che, improvvisamente, viene riempita di commenti negativi, ad esempio “dimagrisci”, “fai schifo”. Tutto questo ferisce la persona della foto, che si vergogna della stessa a causa di questi commenti.

Il Italia il 2% dei giovani è vittima di cyberbullismo

Esistono anche casi in cui il bullo è in possesso di una fotografia personale della vittima, in cui questa è venuta male o sta compiendo un gesto che la fa vergognare, e la minaccia di pubblicarla per poterla manipolare. Tutto questo avviene tramite messaggi privati, che causano un terribile malessere alla persona presa di mira.

http://www.centroamamente.it

 

Di: Rachele Eterea

Fonte: http://lamenteemeravigliosa.it/5-tipi-bullismo

da admin

SI RIFIUTA DI ANDARE A SCUOLA: COSA FARE?

ottobre 23, 2016 in centro Amamente, disturbi dell'attaccamento, EMOTIVITÀ, psicologia infanzia, psicologia milano da admin

Disturbo della Fobia Scolare

Quando si parla di rifiuto scolare si fa riferimento ad un disturbo in cui il livello di ansia e di paura ad andare e restare a scuola sono tali da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica e causare sequele a breve e lungo termine.

Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo emotivo sociale, le acquisizioni scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia. In seguito si possono avere difficoltà lavorative e può aumentare il rischio di un’importante compromissione della salute mentale della persona.

Il rifiuto scolare non va confuso con l’assenza ingiustificata da scuola, quest’ultimo è un comportamento in cui è assente l’ansia e la paura eccessiva di frequentare la scuola e spesso è associato a comportamenti antisociali e alla mancanza di interesse per la propria formazione scolastica. Il ragazzo che soffre di rifiuto scolastico può assentarsi dalla scuola fin dall’inizio della giornata, o può recarsi a scuola e poi, dopo poche ore, chiedere di tornare a casa.

Durante le ore scolastiche il bambino resta a casa, un ambiente fidato e sicuro, può dedicarsi in modo sereno ad altre attività tra cui svolgere i compiti.
Tale disturbo riguarda l’1-5% dei ragazzi in età scolare senza differenze di genere, dai dati presenti in letteratura sembra più frequente in alcuni delicati cambiamenti evolutivi quali l’inserimento nella scuola elementare (5-6 anni) e il passaggio alle scuole medie (10-11 anni).
Il disturbo si caratterizza per i seguenti comportamenti problematici e sintomi somatici:

elevata reazione di ansia nel momento in cui esce da casa o giunge davanti alla scuola, al punto da presentare sintomi da panico;

manifestazione di un ampia serie di sintomi somatici (vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle, dolori agli arti);

il livello di angoscia può essere elevato fin dalla sera prima e il bambino può riposare male, il sonno può essere disturbato da incubi o risvegli notturni

Altri disturbi che possono associarsi al rifiuto scolastico sono l’ansia da separazione, l’ansia generalizzata, la fobia sociale, la fobia specifica, gli attacchi di panico, il disturbo post traumatico da stress, la depressione, il disturbo della condotta, il disturbo oppositivo-provocatorio, il disturbo da deficit di attenzione-iperattività, i disturbi specifici dell’apprendimento.

Tra i fattori che maggiormente incidono nel predisporre e scatenare un rifiuto della scuola troviamo quelli ambientali. I sintomi possono iniziare in seguito ad eventi di vita stressanti che si sono verificati a casa o a scuola, tra cui la propria malattia o di un membro della famiglia, la separazione tra i genitori, la separazione transitoria da uno dei genitori, relazioni conflittuali nella famiglia, un legame disadattivo con uno dei genitori, problemi con il gruppo dei pari o con un insegnante, il ritorno a scuola dopo una lunga interruzione o vacanza.

Trattamento psicoterapeutico

La terapia cognitiva-comportamentale si è dimostrata molto efficace per i disturbi di ansia, numerosi sono i dati disponibili in letteratura rispetto a molteplici studi controllati. Nello specifico il trattamento cognitivo-comportamentale da utilizzare con bambini che rifiutano la scuola si basa sui fattori di mantenimento che emergono con l’analisi funzionale. In generale l’intervento è individualizzato e prevede vari step e tecniche, in questo percorso graduato sono coinvolti i genitori e la scuola.
All’inizio è utile un apporto psicoeducativo per comprendere la natura e il processo dell’ansia, per poi identificare i pensieri disfunzionali (rispetto a sé, gli eventi, le attività, la separazione dalla figura di attaccamento) verso cui promuovere una ristrutturazione cognitiva. Il ritorno a scuola può essere graduale e concordato, nei tempi e nelle modalità, con gli insegnanti e il personale scolastico.

Il protocollo di intervento cognitivo-comportamentale basato sull’analisi funzionale è stato utilizzato in molti lavori, i cui risultati hanno mostrato l’utilità di tale trattamento, vista l’eterogeneità di problemi che possono causare il disturbo.

L’efficacia della terapia cognitiva-comportamentale è stata dimostrata in termini di riduzione dell’ansia, aumento del senso di autoefficacia personale e ripresa della frequenza scolastica.

Trattamento Ansia nei bambini

 

Fonte: http://www.apc.it/disturbi-eta-evolutiva/fobia-scolare

da admin

PERCORSO ESPERENZIALE BENESSERE EMOTIVO NEI DSA BES

ottobre 17, 2016 in psicologia milano da admin

Laboratorio Dsa Bes per ragazzi e bambini a Milano Un laboratorio esperienziale per il Benessere Emotivo nei Dsa.

Le Emozioni e l’Apprendimento si sa, sono Amici. E come tutti i veri Amici, a volte vanno d’accordo e a volte no. Ma vanno sempre a braccetto e sono uno lo specchio dell’altra.

Le emozioni Positive (fiducia, interesse, curiosità, motivazione…) permettono di aprirci alla conoscenza, e scoprire il mondo conduce a provare emozioni positive. Allo stesso modo le emozioni negative (la sfiducia, il disagio, l’ansia, la paura…) ci mostrano un mondo poco interessante, che non vale la pena scoprire. E non riuscire nell’Apprendimento, per chi vive le difficoltà di un disturbo di Apprendimento, significa ancora di più vivere un continuo senso in inadeguatezza e disagio.

Per questo motivo per noi del Centro Amamente, sostenere un bambino con difficoltà scolastiche significa prendersi prima di tutto Cura del suo Cuore e delle sue Emozioni, attraverso il percorso di scoperta delle sue risorse personali, della sua Intelligenza Emotiva, dei suoi Talenti, un percorso di crescita che lo aiuterá a superare le difficoltà, valorizzare sé stesso e i suoi affetti.
Il percorso prevede 10 incontri individuali da 50 minuti, con cadenza monosettimanale.

É rivolto a bambini e ragazzi con diagnosi di difficoltà (Bes) o disturbo di Apprendimento (Dsa).

Strumenti: il percorso, esperenziale e laboratoriale prevede l’utilizzo di strumenti creativi personalizzati, a seconda delle inclinazioni personali e dell’etá, dal gioco psicomotorio e il movimento creativo, alla teatroterapia, al colloquio di counselling e psico-educativo.

Quando?

Tutti i pomeriggi dal martedì al venerdì, in un orario a scelta, che verrá concordato con il Centro.

Per informazioni e iscrizioni potete scrivere a centroamamente@gmail.com, la dott.ssa Anna La Guzza, vi ricontatterá immediatamente.

Amamente Centro di Psicologia Positiva per l’Infanzia e la Famiglia

www.centroamamente.it
Direttrice d’équipe Dott.ssa Anna La Guzza 3311842704
Sede 1 : Via Castel Morrone 1/a cit n.20 Amamente   (Angolo C.So Indipendenza, Fermata Dateo)
Sede 2 : Viale Monza 91, cit Spazio Luce (mm1 Rovereto)

da admin

EDUCAZIONE ALLA TEATRALITÀ LABORATORIO MILANO

agosto 29, 2016 in psicologia milano da admin

EDUCAZIONE ALLA TEATRALITA’

VENERDI 15,00-16,30 Laboratorio ragazzi 11-13 anni
Venerdì 17,00-18,30 Laboratorio bimbi 6-10 anni
Condotto da Marco Nicosia

Nel delicato periodo della crescita è molto importante che i bambini ricevano differenti e numerosi stimoli per maturare una progressiva conoscenza dei diversi aspetti della realtà e che possano sperimentare in prima persona le loro risorse e i loro limiti.Educazione alla teatralità I bambini sono particolarmente ricettivi verso gli stimoli che ricevono dall’esterno e iniziano a formare e sperimentare le loro individuali abilità creative; a questo proposito l’esperienza teatrale risulta essere un importante strumento per la scoperta di sé, della propria creatività personale e per l’interazione cooperativa con gli altri. Tutto questo acquista ancor più valenza all’interno della dimensione del laboratorio, organizzato secondo un progetto basato sull’età evolutiva e gestito in modo che possano iniziare ad avventurarsi con stupore e emozione nel mondo.
Nel laboratorio teatrale si propone un itinerario formativo basato su alcuni obbiettivi variabili a seconda delle caratteristiche del gruppo.

Gli obbiettivi principali sono:

• Favorire lo sviluppo delle capacità espressive
• Favorire la libertà creativa ed espressiva
• Favorire la consapevolezza del proprio corpo e dello spazio in cui si muove, della propria     voce e del gesto
• Fornire elementi per la costruzione di una storia e di un personaggio
• Favorire la capacità mimetica e di improvvisazione
•      Fornire stimoli al gioco e al divertimento
•      Favorire la comprensione e lo sviluppo dei propri stati emozionali
•      Favorire lo sviluppo delle proprie capacità ritmiche e musicali
• Fornire le basi per una migliore conoscenza del mondo teatrale e culturale
• Favorire la conoscenza di sé e dell’altro
• Favorire la cooperazione, la relazione e la fiducia all’interno di un gruppo
• Fornire gli strumenti per la narrazione di una storia tramite il linguaggio verbale e non verbale
•     Favorire un lavoro creativo a partire dalle proprie potenzialità
Laboratorio per bambini (primaria) 8 – 10 anni
Laboratorio per ragazzi (secondaria di I grado) 11 -13 anni

Ogni incontro del laboratorio avrà la durata di 2 ore.

Saranno strutturati 3 cicli da 10 incontri ciascuno (ottobre- dicembre, gennaio-marzo, aprile-giugno).

Costo laboratorio: 120€ a ciclo.
OFFERTA 100€ a ciclo per chi si iscrive entro il 10 settembre 2016.

Per informazioni e iscrizioni scrivere a marco.spazioluce@gmail.com
Spazio Luce V.le Monza 91, Milano  M1 Rovereto – citofono Spazio Luce  Spazio Luce promuove l’arte e stimola la creatività fornendo occasioni di confronto.
SPONSOR BY:  Centro Psicologico per l’Infanzia e la Famiglia

Amore per Se stessi, per gli Altri e per la Conoscenza” via castel morrone 1/a – 20129 – Milano 331 1842704 – Dot.ssa Anna La Guzza

da admin

NIDO DEL GUFETTO PER BAMBINI 0-3 ANNI MILANO.

agosto 10, 2016 in psicologia milano da admin

BABY PARKING 0-3 ANNI!!

NIDO - Baby Parking per bambini Milano Con baby training!

IL NIDO DEL GUFETTO 

Centro Psicologico  Amamente si apre con un nuovo coloratissimo spazio per rispondere ai bisogni delle mamme con bambini piccoli e piccolissimi che necessitano di qualche ora di tempo per sè o per svolgere alcune commissioni. Scoprirete la tranquillità di lasciare il vostro piccolo in un luogo accogliente e familiare, dove potrà giocare serenamente in un piccolo gruppo con la compagnia di figure educative specializzate.

I momenti della mattinata sono scanditi da un susseguirsi di piccole attività espressive e cognitive che stimoleranno i sensi del tuo bimbo attraverso il gioco! Per informazioni o per prendere un appuntamento contattate:

Dott.ssa Anna La Guzza, Direttrice Centro Amamente – Tel. 3311842704

www.centroamamente.it

Centro Psicologico e Logopedico per l’Infanzia, l’Adolescenza e la Famiglia ”Amore per Se stessi, per gli Altri e per la Conoscenza” Sede 1: via castel morrone 1/a – 20129 – Milano Sede 2: viale Monza 91, mm1 Rovereto, Milano

da admin

ADULTI – BAMBINI: DIAGNOSI DSA MILANO

luglio 31, 2016 in diagnosi, dsa, psicologia milano da admin

DIAGNOSI DISLESSIA (DSA) NELL’ INFANZIA NELL’ADULTO

Dsa Diagnosi Adulti - Bambini Milano

Chi può fare la diagnosi DSA?

 

 

La diagnosi DSA deve essere fatta da specialisti esperti mediante specifici test standardizzati e condivisi, in linea con le indicazioni della Consensus Conference, del Panel di Aggiornamento e Revisione della Consensus Conference e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Cosa è la diagnosi di un DSA?

Quando c’è un sospetto di DSA,  vengono somministrati test per valutare:

intelligenza, capacità di scrittura,capacità di lettura,comprensione del testo,capacità di calcolo.

Dopo questi test lo specialista redige una relazione che contiene i risultati, la diagnosi del disturbo specifico dell’apprendimento individuato e le strategie da adottare per migliorare l’approccio a beneficio del bambino.

Quando può essere fatta la diagnosi di un DSA?

La diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia può essere fatta alla fine della seconda elementare, mentre quella di discalculia alla fine della terza elementare.
Prima di queste tappe scolastiche la varietà dei risultati dei test rende troppo difficile il discernimento di un disturbo specifico dell’apprendimento.

Centro riabilitazione Disturbi dell’apprendimento a Milano

 

 

http://www.aiditalia.org/it/la-dislessia/diagnosi

da admin

DIFFICOLTÀ DI LINGUAGGIO: IL LOGOPEDISTA PER BAMBINI

giugno 5, 2016 in Disturbi.Logopedia, psicologia milano da admin

Logopedista milano

 

DIFFICOLTÀ DI LINGUAGGIO

 

 

Si dice, per definizione, che un bambino ha problemi di linguaggio quando per una qualunque ragione, egli presenti un ritardo significativo nell’espressione e/o comprensione linguistica rispetto ai bambini di pari età.

E’ comunque un’impresa piuttosto complicata distinguere la normalità dalla patologia nei primi anni di vita in quanto, sia l’età in cui il singolo bambino inizia a parlare, sia la velocità di acquisizione del linguaggio, sono molto variabili.

 

Malgrado ciò, esistono strumenti in grado di dire se le capacità di un certo bambino sono tipiche della sua età oppure no, tenendo sempre a mente che si può saper parlare senza saper comunicare e si può saper comunicare senza saper parlare.

I disturbi di tipo linguistico/comunicativo possono essere secondari, cioè derivare da altre patologie quali ad esempio il ritardo mentale, un disturbo motorio del distretto oro-facciale, un disturbo della personalità psicotico come l’autismo o i deficit uditivi.

Riguardo a questi ultimi, intendo  riprendere alcuni dati di un articolo pubblicato nel gennaio 2010 a cura di Vera Schiavazzi, che basandosi su studi riguardanti bambini inglesi, tratta di come anche in Italia cresca in modo esponenziale l’attenzione sul ritardo del linguaggio e, parallelamente la rapidità nell’individuarne e curarne le ragioni. Da qui  la richiesta di introdurre nel nostro paese, e la conseguente realizzazione, di uno screening audiologico subito dopo la nascita.

“A diciotto mesi, un bambino su quattro non è ancora in grado di pronunciare quelle 20 diverse parole che gli standard internazionali hanno individuato come “soglia minima” al di sotto della quale si può diagnosticare un ritardo nel linguaggio. E la percentuale sale se si considerano soltanto i maschi, dei quali si conosce da sempre una maggiore precocità motoria e una “pigrizia” nell’esprimersi”.

 

Lo sviluppo del linguaggio è fortemente influenzato, oltre che da fattori innati ed organici, anche da fattori ambientali e dalle stimolazioni che si ricevono all’interno dello specifico contesto evolutivo.

Si sostiene, infatti, che la responsabilità delle sempre più diffuse difficoltà linguistiche, siano attribuibili alla visione della televisione fin da piccolissimi, allo stress quotidiano, alla mancanza di tempo per la lettura di fiabe e il numero sempre maggiore dei figli unici.

E’ ipotizzabile che il modo con cui un bambino ha evoluto il suo primo linguaggio possa avere profonde ripercussioni sul suo sviluppo futuro, sia a livello cognitivo, sia nell’evoluzione di sentimenti di fiducia nelle proprie capacità e nella propria abilità di comunicare con gli altri.

Che cosa si può fare e che cosa evitare quindi per promuovere l’acquisizione di buone competenze linguistiche?

Lasciare parlare il piccolo senza interromperlo  anche se sbaglia, ascoltandolo con attenzione, favorire i suoi gesti, ripetere correttamente le parole senza pretendere che lo faccia anche lui, parlare e comunicare a lungo con il proprio bambino, in particolare dopo i 3 anni, leggere racconti coinvolgendolo attivamente nel dialogo, ponendogli domande, spronandolo.

Da evitare invece la presa in giro o, peggio, l’abitudine di far finta di non aver sentito se la parola è stata pronunciata in modo approssimativo, impedendo così l’acquisizione di determinate e fondamentali abilità comunicative.

 

http://www.milanologopedista.it

http://www.centroamamente.it

 

 

 

a cura della dottoressa Valeria Pacchioni

 

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DOVE FARE LA CERTIFICAZIONE DSA VALIDA PER LA SCUOLA

gennaio 10, 2016 in Centro logopedia milano, Centro psicologia positiva, centro psicomotricità milano, diagnosi, dislessia, Disturbi.Logopedia, dsa, Esercizi logopedia, logopedia milano, logopedista milano, psicologia, psicologia infanzia, psicologia milano, rinnovo certificazioni, trattamenti logopedici milano, trattamento disturbi d’ansia a milano da admin

DOVE FARE LA CERTIFICAZIONE SCOLASTICA DSA A MILANO ?

Centro Specializzato ed accreditato per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento Dislessia (DSA) a Milano.

VALUTAZIONE- DIAGNOSI- TRATTAMENTO.

Centro Psicologico Accreditato Amamente: Diagnosi e Certificazioni valide per la scuola

Centro Psicologico Accreditato Amamente.

Servizi di Psicologia, Psicoterapia, Neuropsichiatria, Logopedia per l’infanzia, l’adolescenza e l’adulto di Milano e provincia .

Il Centro è autorizzato al rilascio e al rinnovo delle certificazioni Dislessia DSA valide ai fini scolastici .

www.centroamamente.it

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LA FOBIA DELLA SCUOLA

gennaio 10, 2016 in psicologia milano da admin

LA FOBIA DELLA SCUOLA

L’ambiente scolastico può essere un luogo stimolante, un campo di allenamento quotidiano dove ogni fanciullo inizia a conoscere e sperimentare molti aspetti della vita e di se stesso. Esso però a volte si trasforma in un teatro di timori, in una fonte di preoccupazioni e di un vero e proprio disagio che può riguardare bambini e adolescenti che sviluppano la cosiddetta “fobia scolare”.

 

Tra ansia da separazione, paura appresa e insicurezza

Non è raro per una famiglia dover affrontare per qualche periodo un rifiuto da parte di un figlio di recarsi a scuola. Esistono tuttavia situazioni in cui il rifiuto appare accompagnato da un malessere più o meno evidente legato ad uno stato d’ansia, un nucleo caratteristico che ha fatto guadagnare alla fobia scolare anche la denominazione di “rifiuto ansioso della scuola” (Last C.G., Francis G., Hersen M., Kazdin A.E., Strass C.C., 1987).

 

Molti studi hanno cercato di stabilire le cause alla base di questa problematica che preoccupa e rende difficile la vita quotidiana di un numero crescente di famiglie.

Secondo il tradizionale e più comune approccio diagnostico il persistente rifiuto di andare a scuola rappresenta semplicemente un sintomo che può evidenziare, insieme ad altri, la presenza di unDisturbo da Ansia di Separazione, una categoria dei cosiddetti Disturbi dell’Infanzia, della Fanciullezza e dell’Adolescenza (DSM IV). Esso in tale contesto viene considerato come una delle espressioni dell’angoscia di separazione, generalmente riguardante la figura materna.

È estremamente importante osservare tuttavia che l’angoscia di separazione è spesso normalmente presente ed evidente in piccole quantità durante la fase evolutiva che riguarda l’età della scuola materna e pertanto, in tali casi, essa non va battezzata facilmente con una vera e propria forma di fobia della scuola. La differenza sta nella forza dell’ansia, nella sua capacità abituale di limitare in modo specifico la frequenza scolastica e nella sua persistenza nel tempo.

È più certo che si possa parlare di una vera e propria “fobia scolare” quando l’ansia da separazione è mostrata in relazione alla frequenza della scuola primaria, ossia in età comprese tra i sei e i sette anni.

Quando è presente la fobia scolare, affinché si possa parlare di un vero e proprio Disturbo di Ansia da Separazione devono sussistere, più precisamente alcuni sintomi-chiave.

Innanzitutto si osserva un’ansia inadeguata in relazione al livello evolutivo manifestata, oltre che con rifiuto della scuola, anche con altri due sintomi di agitazione da distacco tra cui possono rientrare:

– malessere ricorrente durante altre forme di separazione da casa;

– preoccupazioni  per la perdita di persone care o per la possibile separazione da esse a causa di eventi imprevisti;

– paura di stare soli;

– rifiuto a dormire soli;

– incubi sul tema della perdita affettiva;

– sintomi fisici al pensiero di dover vivere una separazione.

La fobia scolare si può ricondurre ad Ansia da Separazione quando il disagio si manifesta prima dei diciotto anni ed almeno per quattro settimane, compromettendo spesso la vita sociale, scolastica o altre importante aree personali.

Tale interpretazione del problema della paura della scuola non è l’unica e ha spesso colpevolizzato le famiglie, non ritenute in grado di favorire un adeguato processo di distacco e di graduale autonomia del figlio che mostra tale problema.

 

Ma il nucleo patologico derivante dall’ “angoscia del distacco” non sembra tuttavia essere sempre confermato in altri casi in cui invece si evidenzia una paura condizionata della scuola, che fa seguito ad esperienze relazionali sgradevoli vissute realmente o semplicemente interpretate come tali, oppure immaginate dai bambini o dai ragazzi che possono essere interessati dal problema. Di conseguenza, altre esperienze di studio e di intervento hanno evidenziato manifestazioni di questo problema che appaiono come una forma specifica e precoce di Fobia Sociale, spesso alimentata o rinforzata da una concezione della scuola come luogo rigido e punitivo, un contesto dipinto in modo minaccioso talvolta dalla famiglia o da contesti sociali vicini ad essa (Pilliteri Senatore R., 1995).

 

Infine, alla radice del problema, soprattutto nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria di primo grado o da quest’ultima ai licei e alle scuole tecniche, spesso si pongono dei problemi di insicurezza, di bassa autostima o le incertezze sulle proprie capacità di inserirsi in nuovi contesti sociali, oppure di affrontare le nuove richieste di studio più impegnative.

D’altro canto nella società moderna la fobia scolare è un problema crescente proprio a causa delle numerose pressioni sociali e familiari che i bambini e i ragazzi ricevono: da un lato le famiglie sono sempre più attente al rendimento scolastico e pretendono crescenti profitti per la realizzazione personale e dall’altro le scuole sono sempre più guidate dai valori della società attuale sempre più improntata sull’importanza della certificazione delle competenze e sulla competizione.

I ragazzi che crescono in questo contesto sviluppano facilmente un perfezionismo indotto, una rigidità verso se stessi ed una tendenza ad essere molto esigenti che può non permettergli di perdonarsi anche i piccoli insuccessi comuni, favorendo la strutturazione di una personalità che tende a guidare facilmente l’attenzione sui risultati individuali e sugli aspetti personali negativi, causando una lenta e costante svalutazione del Sé che si pone alla base dell’ansia nell’affrontare gli eventi scolastici.

 

La paura irrazionale e la razionalizzazione delle cause

Il problema della fobia scolare è più facile da individuare nei bambini più piccoli in cui le note ansiose sono più evidenti, al contrario di quanto accade negli adolescenti in cui esso può essere frainteso come un problema di scarsa motivazione scolastica o di pigrizia.

L’esordio dei sintomi in genere avviene in modo improvviso all’inizio dell’anno scolastico, ma talvolta si verificano situazioni di avvio o di ricaduta in periodi dell’anno in cui si vivono delle interruzioni nella frequenza della scuola per vacanze o per malattia.

Comparse brusche del problema sono ricollegabili invece ad episodi specifici della vita scolastica, quali litigi con un compagno, problemi con un insegnante, malesseri fisici vissuti a scuola o ancora insuccessi nei compiti didattici. In tali casi è importante indagare sulle cause che hanno innescato il problema, che appare più di natura reattiva, al fine di poter trovare specifiche soluzioni e percorsi di intervento mirati, precoci e quindi più efficaci.

 

L’angoscia che accompagna i momenti di fobia scolare si manifesta in modo intenso e spesso tragico quando giunge il tempo di uscire per andare a scuola. I bambini più piccoli mostrano dei comportamenti di grave agitazione e si lasciano prendere dal panico, protestando e giungendo a supplicare i genitori con la promessa di recarsi a scuola l’indomani. In questi casi un bambino può avere reazioni aggressive, barricarsi nella stanza o nascondersi e, completamente in preda ad una paura intensa e irrazionale, è intrappolato in un’onda emozionale che non permette agli adulti nessun accesso razionale per tentare di persuaderlo.

Se i bambini in preda a questa crisi di ansia vengono costretti ad andare a scuola possono mantenersi isolati, nascondersi, piangere a lungo o persino tentare di scappare per girovagare o per tornare a casa propria, il solo luogo in grado di rassicurarli veramente.

I bambini più grandi, già dall’età di 5-7 anni, tendono a mettere in atto meccanismi di difesa più sofisticati per rendere meno evidente l’angoscia e più frequentemente presentano sintomi di somatizzazione che possono comprendere cefalee, dolori addominali, vomito, astenia e perfino febbre. L’esistenza dei sintomi di malessere fisico in questi casi tende a diminuire in modo naturale nei giorni del fine settimana e in prossimità di vacanze.

 

Quando l’idea di dover andare a scuola viene allontanata e si accetta la richiesta di un bambino di restare a casa, la calma alimenta modelli comportamentali perfetti e impeccabili, caratterizzati da grande collaborazione e talvolta da un tentativo di fornire delle spiegazioni razionali del proprio comportamento di rifiuto. Le proprie paure vengono talvolta collegate a fatti specifici che incutono agitazione, mentre in altri casi non si riescono a trovare spiegazioni plausibili e domina l’incapacità di trovare le cause delle forti emozioni negative che si possono risperimentare puntualmente il mattino successivo.

L’assenza prolungata dalle lezioni può diventare un ulteriore motivo di giustificazione razionale della paura di tornare a scuola, in quanto si può sostenere, con supporti logici, di essere rimasti troppo indietro con i programmi per rimettersi al livello degli altri compagni.

La fobia scolare in realtà è accompagnata spesso da comportamenti di studio molto diligenti a casa: ai bambini e ai ragazzi che hanno questo problema non dispiace studiare a casa e il loro impegno è spesso molto alto, al punto che le lunghe assenze possono non inficiare la preparazione relativa all’anno in corso. Ciò non toglie che l’assenza da scuola per periodi prolungati tende a generare una problematica secondaria di insicurezza rispetto alla conoscenza dei contenuti dei moduli svolti.

 

La struttura familiare che può favorire il problema

In numerosi casi di fobia scolare sono state individuate delle caratteristiche tipiche del contesto familiare che sembrano alimentare il problema.

La presenza di madri apertamente ansiose e fobiche tende a far assorbire le paure materne e può causare in un fanciullo una interiorizzazione delle conseguenti “immagini” in cui egli viene dipinto come “bisognoso di protezione”.

L’iperprotettività spesso presente sembra anche fortemente connessa a delle proiezioni di proprie insicurezze, che alimentano una invadenza che genera una sensazione di sicurezza che tende a stabilire e a mantenere una dipendenza stretta.

Contestualmente spesso il padre è poco rassicurante, debole o assente per ragioni che possono essere differenti (es. lavoro, problemi familiari o lutto): ciò crea l’assenza di un riferimento fondamentale di un’immagine interiore rassicurante o, ancora peggio nei maschi, di una figura di identificazione dotata di una sicurezza.

Un’altra caratteristica familiare, in genere intrecciata a quelle finora considerate, che può porsi alla radice della fobia scolastica è quella che riguarda il regime educativo familiare che può essere piuttosto tollerante e prevedere una leadership molto indulgente, ben differente da alcune incontrate in ambiente scolastico: non è raro che la necessità di alzare la voce e i rimproveri di qualche insegnante che deve tenere sotto controllo una classe vivace per più ore possano intimidire qualche bambino più pauroso e meno abituato ad un regime comportamentale più severo a casa.

Quando il problema della fobia scolare nasce in modo secondario rispetto ad una relazione malsana tra madre e figlio e ad una dinamica familiare viziata si è soliti parlare di fobia scolastica indotta.

Differentemente da essa, quando la paura nasce da episodi scolastici negativi si parla di una fobia scolastica acuta, mentre in alcuni casi si parla di forme miste definite fobia scolastica cronica (Sperling M. 1967).

 

Affrontare il problema

Per mettere a punto degli interventi efficaci nei confronti di bambini o adolescenti che presentano i segni di una fobia della scuola è necessario considerare in modo approfondito le cause che si pongono alla base dell’insorgenza del problema di disadattamento.

È molto importante che l’intervento di un professionista consideri la personalità di base del bambino, le problematiche che possono aver coinvolto la famiglia, con particolare attenzione alla recente presenza di lutti, non dimenticando di rilevare gli ultimi fatti scolastici.

Con un intervento di desensibilizzazione è possibile far tornare il bambino a scuola senza forzarlo, ma preparandolo all’evento gradualmente. Contestualmente è necessario un lavoro di aiuto alla genitorialità per sostenere comportamenti che premino il ritorno a scuola e che non agiscano involontariamente da rinforzi delle assenze o della paura.

L’obiettivo principale di un intervento professionale contro il problema della fobia scolare deve essere quello di favorire il reinserimento scolastico del bambino, costruendo un fronte comune e fornendo un messaggio unico che comunichi sia la necessità di tornare in classe che la capacità del bambino o del ragazzo di poterlo fare.

È importante stabilire dei momenti di ascolto del fanciullo, delle sue esigenze e dei suoi progressi. Talvolta è necessario sensibilizzare gli insegnanti e la scuola sul problema, in modo che la situazione di rientro risulti più protetta, anche se il fine ultimo è quello disviluppare le capacità di adattarsi anche in ambienti controversi, sviluppando le basi di abilità socio-relazionali utili costantemente nella vita. In tal modo si prevengono anche futuri problemi di disadattamento sociale o lavorativo.

Dopo aver raggiunto il primo risultato occorre lavorare per unrinforzo dell’autostima del bambino o del giovane, sia nell’area relazionale che in quella scolastica e familiare, favorendo anche ilpotenziamento delle abilità di comunicazione, di gestione degli imprevisti e delle difficoltà scolastiche in modo da prevenire ricadute future.

 

Approfondimenti bibliografici

 

Diathine R., Valentin E., 1990, Le fobie scolastiche dei bambini più grandi e degli adolescenti. In (a cura di) Lebovici S., Diamine R., Soulè M., Trattato di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, vol. 2, Borla Edizioni, Roma.Last C.G., Francis G., Hersen M., Kazdin A.E., Strass C.C., 1987,Separation anxiety and school phobia: a comparison using DSM III criteria. In American Journal of Psychiatry, 144, 653-657.Pilliteri Senatore R., 1995, Il rifiuto della scuola. In Psicologia ContemporaneaSperling M., 1967, School phobia: classification dynamic and treatment. In Psycho Analiytic Science of Child, 22, 375-401.

CentroPsicologico-Psicoterapico Accreditato Amamente Milano

Dott.ssa Anna La Guzza Cell.3311842704  

http://www.centroamamente.it

 

 

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

http://www.benessere.com/psicologia/fobie/fobia_scuola.htm

 

da admin

CONTRO I DISTURBI DEL LINGUAGGIO FATE GIOCARE I BAMBINI

dicembre 17, 2015 in psicologia milano da admin

Disturbi e difficoltà del linguaggio  Contro i disturbi del linguaggio, fate giocare i bambini.

Il gioco delle imitazioni, il gioco del ‘far finta’, la tombola sonora, il girotondo delle rime. Sono solo alcune delle ‘medicine’ che vengono utilizzate dallogopedista per curare i ritardi e i disturbi del linguaggio(dislessia, disgrafia, specifici come dell’articolazione, dell’eloquio, del linguaggio espressivo e altri), problemi che colpiscono, insieme, circa il 10% dei bambini in età prescolare, e intorno al 5-6% dei bambini in età scolare. “Occorre sempre tenere conto delle diverse situazioni cliniche in cui un logopedista si trova a definire bisogni e interventi terapeutici in campo pediatrico anche perché possono riguardare fenomeni transitori o veri e propri disturbi destinati a rimanere nel tempo”, spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti Italiani, riunita nel XI Congresso Nazionale a Firenze in questi giorni, in contemporanea – e per la prima volta – con il 9° Congresso CPLOL, quello dei logopedisti europei.

Queste considerazioni hanno generato negli ultimi anni approcci clinici diversificati e linee guida precise. “Al centro di tutto, però”, continua Rossetto, “c’è l’efficacia di un intervento precoce, per promuovere progressi linguistici a breve termine e per ridurre gli effetti cumulativi del ritardo di linguaggio, che può influire, e molto, sullo sviluppo emotivo e sul comportamento del bambino. Ed è qui, anche data l’età del piccoli pazienti, che il gioco ha un ruolo fondamentale. Così come è fondamentale che le attività siano ripetute anche nel contesto familiare, usando parole semplici ma di forte impatto comunicativo inserite in contesi di gioco che il bambino predilige e ne risulta attratto. E qui subentra il problema di genitori provenienti da paesi lontani, che parlano poco e male l’italiano e con i quali diventa molto complesso interagire e soprattutto capire se il bambino ha questo tipo di problemi”.

Di fronte a disturbi specifici di linguaggio (dell’articolazione, dell’eloquio, del linguaggio espressivo e altri), il logopedista sceglie dunque le strategie, il contesto, gli strumenti (giochi vari o giochi di ruolo, lettura di un libro ecc.) e i materiali per produrre situazioni dove le parole conducono e vengono stimolate alla loro riproduzione in maniera indiretta. Le strategie possono essere di diverso tipo: centrate sul bambino, che promuovono l’emergere del discorso, o che modellano illinguaggio.

Se pensiamo ad un bambino piccolo, nella fascia 1-3 anni, con ritardo di linguaggio che deve passare dalle parole onomatopeiche (ripete solo parole bisillabiche: pappa, tato, tata o versi e suoni di animali o oggetti pum pum, pèpè) ad altre più complesse”, spiega Rossetto, “dovremo agire con strategie in grado di richiamare la sua attenzione che prevedono, ad esempio, le imitazioni (il bambino imita quello che illogopedista o pupazzi e marionette dicono in un contesto di gioco). Molto importante anche il gioco ‘del far finta’. Simulare cioè situazioni di routine (preparare la pappa, mettere a nanna; il dottore: un pupazzo si è fatto male; il maestro: il bambino insegna lui ai pupazzi) che stimolano l’imitazione, e dove il logopedista interviene conducendo il ‘ruolo’ centrale e stimola il bambino nell’immedesimazione a proporre risposte con senso adeguato elaborando i vissuti personali. Con le parole, si possono esprimere tanti atti comunicativi nel bambinoche viene attratto dal gioco di ruolo sentendosi anche più protagonista”.

Anche gli oggetti possono diventare importantissimi: il bambino sceglie un oggetto che gli piace e lo interessa, il logopedista adatta il suo intervento comunicativo e linguistico sul gioco scelto. “In questo modo usa indirettamente le parole o forme verbali del bambino spesso pronunciate male, riformulandole in maniera corretta senza pretendere che il bambino le ripeta ma usandole da “sfondo”, facilitandone l’interazione. Anche la tombola dei suoni – cioè riconoscere gli strumenti musicali, usare la voce per esprimere le diverse intonazioni ed emozioni, produrre suoni e riprodurre melodie semplici, riconoscere i rumori all’interno di categorie diverse – può essere divertente e stimolante”, spiega ancora la presidente.

Se invece ci rivolgiamo alla fascia di età successiva, cioè 3-5 anni, il gioco delle imitazioni deve essere affinato, prolungando e ‘stressando’ i suoni che ci interessano, affiancandoli ad informazioni visive e propriocettive (uso dello specchio). Denominare coppie minime (pollo-bollo, sacco-tacco, lana-rana) giocare con le ‘tombole sonore’ che riproducano queste coppie minime e facendo comprendere l’errore di pronuncia quando il bambino capita nella casella (ad esempio ‘lana’ al posto di ‘rana’). In questo modo, si crea un ‘conflitto cognitivo’ che trascina il bambino alla comprensione della corretta produzione e assegnazione del giusto fonema, nella sua espressione che caratterizza il Disturbo Specifico di Linguaggio”. La scelta del clinico di adottare un tipo di approccio rispetto a un altro, dovrebbe essere motivata sempre dagli esiti di una Valutazione ed un Bilancio Logopedico delle competenze comunicative e cognitivo- linguistiche.

Relativamente al tipo di disturbo si possono individuare interventi che hanno varie forme, quelle centrate sul bambino di tipo diretto o di gruppo, quelle centrate sui genitori ai quali si fornisce un supporto diretto tipo training di gruppo o individuale oppure la combinazione di più di una opzione. Il logopedista ha una peculiarità nel suo intervento che mira a fornire cambiamenti significativi nel comportamento comunicativo-linguistico, la peculiarità è quella che utilizza le parole per avere altre parole”, conclude Rossetto.

 

Fonte: http://www.galileonet.it/2015/05/contro-i-disturbi-del-linguaggio-fate-giocare-i-bambini/

 

da admin

LE DIFFICOLTÀ SPECIFICHE DELL’APPRENDIMENTO SCOLASTICO

settembre 9, 2015 in centro Dsa milano, psicologia milano da admin

Dsa Diagnosi Adulti - Bambini Milano

 

I soggetti con Dislessia incontrano difficoltà sia in compiti di codifica fonologica (appunto la lettura e la scrittura) sia di recupero dell’informazione codificata in memoria (il significato delle singole parole).

Il disturbo si manifesterebbe anche nell’utilizzo delle rappresentazioni fonologiche per mantenere l’informazione verbale nella memoria di lavoro (difficoltà nell’esposizione orale di testi argomentativi).

Infine i soggetti con DSA non raggiungerebbero un grado di consapevolezza sufficiente per ciò che concerne la struttura

fonologica della parola (sono in grado di ripeterla correttamente, ma non di segmentarla per scriverla).

 

Dislessia ( DSA ) E’ facile comprendere come queste insufficienze possano interferire nell’apprendimento e

nell’automatizzazione dei processi di lettura, ed è facile ritenere che il riconoscimento

lento ed impreciso di una parola scritta, unito ad un deficit di tipo linguistico a livello

lessicale potrebbero spiegare gli ostacoli che affrontano i dislessici nel comprendere testi

scritti. Inoltre, è molto frequente che il linguaggio sia interessato da alcuni deficit anche in

quei casi in cui non è presente un pregresso disturbo di linguaggio.

 

La dislessia cambia forma con la scolarizzazione: mentre all’inizio il bambino spesso non è

in grado di leggere la singola parola, successivamente, dopo qualche anno la sua lettura

appare molto lenta e a volte scorretta.

La correttezza della conversione del grafema in fonema tende comunque a migliorare in

misura molto consistente, soprattutto nei sistemi ortografici regolari come l’italiano, per

cui la lettura del dislessico alla scuola media è abbastanza corretta, ma in genere molto

lenta.

La lentezza nei processi di decodifica, che in genere vengono automatizzati e

risultano molto facili e rapidi, costituisce dunque la principale caratteristica della dislessia

nei bambini di scuola media secondaria, di primo e di secondo grado..

L’evoluzione dei disturbi specifici di apprendimento è in genere favorevole per la maggior

parte dei soggetti.

Almeno il 70% dei bambini con disturbi del linguaggio o con dislessia,

disortografia e discalculia, tende a compensare il disturbo nell’arco dell’età evolutiva e

raggiunge un livello sufficiente per l’adattamento sociale e lavorativo.

L’ampiezza dell’arco temporale richiesto per trovare i meccanismi di compenso comporta tuttavia significativi

problemi in ambito scolastico e conseguenze di natura psicopatologica determinate dalle

ripetute frustrazioni sperimentate a scuola. Trattandosi di disturbi di natura

neurobiologica, è importante considerare che il loro recupero richiede un tempo lungo e

che, anche quando vengono introdotte misure terapeutiche e riabilitative adeguate, i

risultati attesi sono la riduzione delle conseguenze funzionali del deficit e non la

scomparsa repentina delle difficoltà.

 

Centro Psicologico accreditato Amamente

http://www.milanologopedista.it

 

Le difficoltà specifiche dell’apprendimento scolastico.

di Giacomo Stella, Giuseppe G.F. Zanzurino, Ilaria Frascarelli

da admin

DISTURBI DEL SONNO : INSONNIA NEI BAMBINI

agosto 20, 2015 in psicologia milano da admin

Disturbi del sonno nei bambini.DISTURBI DEL SONNO


Insonnia nei bambini:le regole dei 5 sensi per prevenirla

Sono oltre un milione i piccoli in Italia tra i 3 e i 14 anni che soffrono di questo disturbo
Colpisce fino a un adolescente con meno di 14 anni su cinque e spesso si associa a disturbi del comportamento come iperattività, scarsa capacità di attenzione, aggressività, calo del rendimento scolastico. In oltre otto casi su dieci, però, non è una vera patologia bensì la conseguenza di cattive abitudini acquisite in famiglia.

A parlare di insonnia nei bambini e nei ragazzisono i pediatri dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss), che spiegano che sono oltre un milione i piccoli in Italia tra i 3 e i 14 anni che soffre di una forma d’insonnia, ma “sono pochi i casi in cui l’insonnia e i disturbi del sonno sono conseguenza di vere e proprie patologie come l’asma, il reflusso, disturbi dell’orecchio o le apnee ostruttive – afferma Giuseppe Mele, presidente Paidòss –. Nella maggioranza dei bambini la difficoltà ad addormentarsi e i risvegli notturni sono colpa di cattive abitudini: in oltre otto casi su dieci l’insonnia dipende da fattori psico-fisiologici legati all’organizzazione della giornata, alla molteplicità di stimoli che si trovano intorno e alla routine data dai genitori, a cominciare dalla pessima abitudine di costringere i figli a seguirli nei locali e nei ristoranti fino a mezzanotte. Se si decide di avere un figlio si deve anche mettere in conto qualche rinuncia per il loro benessere. Il loro diritto al riposo deve essere messo al primo posto”.

Ma quanto è giusto che dormano i bambini?

Dipende dall’età: “I bambini fra i tre e i cinque anni dovrebbero dormire almeno dalle 11 alle 13 ore, per poi arrivare a 9-10 ore dai 6 ai 10 anni e almeno 8-9 ore dagli 11 ai 13 anni – spiega Mele -. In realtà oggi non accade, e la maggioranza ‘perde’ almeno 40 minuti del monte ore necessario ad affrontare al meglio la giornata a scuola”.

Ecco le “regole dei cinque sensi” stilate dai pediatri per restituire ai bimbi la serenità notturna: 

– per la vista, no a tablet, computer e tv dopo le otto di sera (la luce dei dispositivi elettronici altera la produzione di melatonina, l’ormone che favorisce il riposo, ‘sballando’ il ritmo sonno-veglia); 

– per il gusto, sì a una tazza di latte prima di dormire, ricca di triptofano, un mediatore che stimola la produzione di serotonina, a sua volta importante per il relax; pollice verso, invece, a cene a base di cibi fritti o molto pesanti;

– per l’olfatto cambiare spesso le lenzuola perché siano fresche e profumate, magari alla lavanda che riduce la frequenza cardiaca e favorisce il rilassamento; 

– per il tatto, attenzione a mantenere la temperatura della stanza attorno ai 18 gradi per non alterare la termoregolazione e attenzione al pigiama: è bene che sia in cotone traspirante, un po’ più pesante per l’inverno (ma senza esagerare), perché a letto non si deve sudare; 

– per l’udito, 30 minuti prima di andare a letto è bene ridurre i rumori in casa e, se si abita in una zona molto rumorosa, usare il “rumore bianco” per essere meno infastiditi dai suoni esterni.Senza dimenticare che è bene che i piccoli siano sotto le coperte entro le 9: dopo  impiegano molto più tempo per addormentarsi e si svegliano più spesso di notte.

Centro Psicologico per il trattamento dei disturbi dell’infanzia.

http://salute24.ilsole24ore.com