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I CAPRICCI : I NO E I SI CHE AIUTANO A CRESCERE

marzo 19, 2018 in EMOTIVITÀ, psicologia milano da admin

I CAPRICCI DEI BAMBINI: COME COMPORTARSI?

Centro di Psicologia per l'infanzia e l'adolescenza Milano

 

 

Per un genitore oggi è molto difficile dire NO ai propri figli.

 

 

Dire di si o dire di no?
E’ un dibattito acceso anche tra gli psicologi .

La brutta notizia è che i genitori perfetti non esistono. 
La bella notizia è che i genitori perfetti non aiutano i figli a crescere.

Sicuramente le richieste dei bambini oggi sono molto pressanti e i genitori fanno fatica a dire di no e mettere dei confini e delle regole.
Oggi i bambini sono molto diversi rispetto ai bambini di qualche decina di anni fa, risultato anche di una pressione continua da parte dei media.
Secondo Asha Phillip “I No aiutano a crescere”

I bambini per crescere hanno bisogno di regole chiare e precise e i NO sono indispensabili per la loro crescita, anche se ciò comporta una certa dose di fatica per un genitore.

Un bambino deve confrontarsi con la realtà e la frustrazione.
Il limite è importante perché il bambino deve imparare a tollerare la frustazione, ad attendere, ad avere pazienza.
Il bambino deve imparare che la realtà è un’altra cosa rispetto alla fantasia.
Nella mente di un bambino tutto è possibile e realizzabile, i bambini si sentono onnipotenti nei loro pensieri e nelle loro richieste, così come sentono onnipotenti i loro genitori nel realizzarle.

Un genitore che davanti ad una richiesta pone un confine è sentito come qualcosa di inaccettabile.
E’ per questo che le reazioni dei bambini ai NO sono cosi forti.

Per esempio ai primi passi, sorge anche la necessità di porre al bambino dei limiti, sia per garantire la sua sicurezza, sia per conciliare i suoi comportamenti con i bisogni e i ritmi del resto della famiglia.
A questa età i bambini comprendono solo cose molto concrete, non rimproveri astratti o esortazioni.
Capiscono benissimo che non devono saltare sul divano buono se la mamma, appena lo fa, prontamente dice «No» e tira giù il bambino dal divano.
Tutte le volte; perché lo rifarà comunque più volte, prima di imparare.

Quello che noi psicologi sosteniamo è che le regole per un bambino devono essere proporzionate all’età.
Attorno ai 3-4 anni le regole devono essere poche e chiare. (il sonno..il cibo..per esempio )
Queste poche regole devono essere condivise e veramente sentite da entrambi i genitori.
Altrimenti il segnale è di estrema confusione.
Il bambino ha bisogno di avere dei confini e dei limiti ben precisi.
Un No, detto in maniera decisa ma non aggressiva, può essere un regalo che facciamo ai nostri bambini perché gli trasmettiamo un senso di realtà, sicurezza, protezione, unità, creatività.
Non dobbiamo trascusare però l’importanza dell’ascolto e della consapevolezza di un genitore in rapporto al capriccio del figlio.

Renato Palma, risponde con “I SI che aiutano a crescere”
Un SI’ permette di instaurare una buona relazione, rispetto, autonomia, fiducia, libertà, un rapporto paritario, permette di trasmettere capacità di accompagnare piuttosto che contrastare, dare soluzioni piuttosto che imporre limiti.
La richiesta più profonda del bambino è accompagnamento, tempo, amore e disponibilità non regole ferree e limiti invalicabili.
Le regole sono necessarie ma non devono essere imposte, piuttosto costruite assieme ai nostri bambini.
Bisogna essere gentili con i bambini.
L’uso della forza nella relazione con i bambini andrebbe ripensata e in un regime dittattoriale possiamo formare solo dittatori o dei ribelli.

Voi quante volte al giorno rimproverate vostro figlio?
Da qualche parte ho letto una di quelle statistiche dell’ultim’ora che diceva una volta ogni mezzora.
I no vanno bene ma con parsimonia.
Il rischio è quello di assuefare il bambino, che stordito di NO, non li ascolta più.
Un divieto può essere rivolto in positivo.
Invece di dire «Non stare in cucina», meglio dire «Stai in salotto».
La parola «No» è facile da pronunciare, ma attenzione a non inflazionarla.
Invece di dire “non bisogna parlare tutti in una volta in classe” la mestra potrebbe dire “si parla uno alla volta”.
In questo modo oltre al divieto (sottointeso) ho dato la giusta alternativa. Invece di limitare e basta do una possibilità.

Per ESEMPIO:
Se il bambino sta lanciando pietre, dirgli «Non si lanciano le pietre» servirà a poco; funzionerà molto di più far sparire le pietre dalla circolazione, oppure trattenere la mano del bambino, o meglio ancora, proporre un’alternativa: «Perché invece non tiri questa pallina?»
Meglio, quando possibile, dire «Sì», ovvero proporre, guidare, indicare una direzione, piuttosto che negare o sbarrare la strada.
I nostri bimbi lo comprenderanno più prontamente e accetteranno più volentieri il nostro invito, specialmente se avremo saputo farci interpreti, al di là della richiesta spicciola, dei loro bisogni più profondi.
Il problema reale per un genitore, a mio avviso, più che dire di si o dire di no, è quello di imparare a stare in ascolto del proprio figlio.
Quello che noi definiamo Capriccio (perché si oppone alle regole che abbiamo prestabilito) è in realtà un messaggio criptato che il bambino ci lancia e che noi abbiamo il DOVERE di interpretare.

Cosa lo ha scatenato? Come posso prevenirlo la prossima volta? Quale atteggiamento sarebbe meglio adottare la prossima volta?
L’atteggiamento critico è quindi fondamentale.

Il capriccio è sicuramente l’espressione di un bisogno che a volte può essere ragionevole.

Il capriccio può esprimere il bisogno di indipendenza (a 2 -3 anni), richiesta di affetto, fame, dolore, stanchezza, oppure una serie di emozioni quali paura, rabbia, gelosia… una serie di vissuti e di messaggi spesso molto sensati.
Il messaggio è diverso a seconda dell’età del bambino, del contesto, degli antecedenti, del nostro sguardo sul mondo.
I capricci insomma, sono da considerare un passaggio obbligato nell’evoluzione del bambino.
Sta al buonsenso di ogni genitore scegliere quando accontentare e quando no., sulla base della richiesta sottesa.

Liberamente tratto e rivisitato dall’intervista rilasciata Sabato 12 Maggio 2012 su Radio Hinterland (Milano) per il programma Genitori 3.0

 

Centro Psicologico per l’infanzia e l’adolescenza Milano

 

 

http://www.professionemamma.it/professione-mamma/i-racconti-di-laura-itinerario-pedagogico/539-i-capricci-i-no-o-i-si-che-aiutano-a-crescere.html

Capricci: i NO o i SI che aiutano a crescere?

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LABORATORIO PER BAMBINI DAI 3 AI 5 ANNI A MILANO

settembre 12, 2017 in Doposcuola Milano, EMOTIVITÀ, laboratori, laboratorio 3-5 anni Milano, laboratorio prescolastico, leggere, Milano, percezione attenzione, psicologia infanzia, scuola, teatroterapia da admin

LABORATORIO PRE-SCUOLA BAMBINI 3 -5 ANNI A MILANO

LABORATORIO PRE-SCOLASTICO PER BAMBINI 3-5 ANNI

IMPARARE È DIVERTENTE 😊

Pronti per la Scuola!
Martedì dalle 16.30 alle 18.30
Mercoledì dalle 16.30 alle 17.30

Il Centro Amamente, centro per l’infanzia e la famiglia, propone da Settembre 2017 un divertente laboratorio in piccolo gruppo attraverso il quale i piccoli tra i 3 e i 5 anni impareranno giocando e miglioreranno le loro abilità nel linguaggio, nel disegno, nel movimento, nella capacità di gestire le emozioni e rispettare le regole, nell’attenzione, prerequisiti fondamentali per qualsiasi apprendimento future (lettura, scrittura, calcolo ecc).

Laboratorio 3 -5 anni -Linguaggio, attenzione, pre lettura, pre scrittura, Milano

Tra le varie attività, condotte da educatrici e psicologhe specializzate in età evolutiva, verranno proposte:

Manipolazione
Disegno e pittura
Gioco simbolico e di ruolo (travestimenti, creazione di piccole scenette..)
Giochi di attenzione
Ampliamento del vocabolario
Giochi di ritmo e musicalità
Giochi di movimento e psicomotricità
Pre-calcolo
Pre-lettura
E……. tanto altro!😊

 

Costo: 20€ l’ora

Dove: Centro Amamente, Viale Monza 91, Milano (M1 Rovereto)

Info: centroamamente@gmail.com

Dott.ssa Anna La Guzza, Centro Amamente psicologa coordinatrice d’équipe

Cell. 3311842704

LABORATORIO PER BAMBINI SULLE EMOZIONI

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SI RIFIUTA DI ANDARE A SCUOLA: COSA FARE?

ottobre 23, 2016 in centro Amamente, disturbi dell'attaccamento, EMOTIVITÀ, psicologia infanzia, psicologia milano da admin

Disturbo della Fobia Scolare

Quando si parla di rifiuto scolare si fa riferimento ad un disturbo in cui il livello di ansia e di paura ad andare e restare a scuola sono tali da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica e causare sequele a breve e lungo termine.

Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo emotivo sociale, le acquisizioni scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia. In seguito si possono avere difficoltà lavorative e può aumentare il rischio di un’importante compromissione della salute mentale della persona.

Il rifiuto scolare non va confuso con l’assenza ingiustificata da scuola, quest’ultimo è un comportamento in cui è assente l’ansia e la paura eccessiva di frequentare la scuola e spesso è associato a comportamenti antisociali e alla mancanza di interesse per la propria formazione scolastica. Il ragazzo che soffre di rifiuto scolastico può assentarsi dalla scuola fin dall’inizio della giornata, o può recarsi a scuola e poi, dopo poche ore, chiedere di tornare a casa.

Durante le ore scolastiche il bambino resta a casa, un ambiente fidato e sicuro, può dedicarsi in modo sereno ad altre attività tra cui svolgere i compiti.
Tale disturbo riguarda l’1-5% dei ragazzi in età scolare senza differenze di genere, dai dati presenti in letteratura sembra più frequente in alcuni delicati cambiamenti evolutivi quali l’inserimento nella scuola elementare (5-6 anni) e il passaggio alle scuole medie (10-11 anni).
Il disturbo si caratterizza per i seguenti comportamenti problematici e sintomi somatici:

elevata reazione di ansia nel momento in cui esce da casa o giunge davanti alla scuola, al punto da presentare sintomi da panico;

manifestazione di un ampia serie di sintomi somatici (vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle, dolori agli arti);

il livello di angoscia può essere elevato fin dalla sera prima e il bambino può riposare male, il sonno può essere disturbato da incubi o risvegli notturni

Altri disturbi che possono associarsi al rifiuto scolastico sono l’ansia da separazione, l’ansia generalizzata, la fobia sociale, la fobia specifica, gli attacchi di panico, il disturbo post traumatico da stress, la depressione, il disturbo della condotta, il disturbo oppositivo-provocatorio, il disturbo da deficit di attenzione-iperattività, i disturbi specifici dell’apprendimento.

Tra i fattori che maggiormente incidono nel predisporre e scatenare un rifiuto della scuola troviamo quelli ambientali. I sintomi possono iniziare in seguito ad eventi di vita stressanti che si sono verificati a casa o a scuola, tra cui la propria malattia o di un membro della famiglia, la separazione tra i genitori, la separazione transitoria da uno dei genitori, relazioni conflittuali nella famiglia, un legame disadattivo con uno dei genitori, problemi con il gruppo dei pari o con un insegnante, il ritorno a scuola dopo una lunga interruzione o vacanza.

Trattamento psicoterapeutico

La terapia cognitiva-comportamentale si è dimostrata molto efficace per i disturbi di ansia, numerosi sono i dati disponibili in letteratura rispetto a molteplici studi controllati. Nello specifico il trattamento cognitivo-comportamentale da utilizzare con bambini che rifiutano la scuola si basa sui fattori di mantenimento che emergono con l’analisi funzionale. In generale l’intervento è individualizzato e prevede vari step e tecniche, in questo percorso graduato sono coinvolti i genitori e la scuola.
All’inizio è utile un apporto psicoeducativo per comprendere la natura e il processo dell’ansia, per poi identificare i pensieri disfunzionali (rispetto a sé, gli eventi, le attività, la separazione dalla figura di attaccamento) verso cui promuovere una ristrutturazione cognitiva. Il ritorno a scuola può essere graduale e concordato, nei tempi e nelle modalità, con gli insegnanti e il personale scolastico.

Il protocollo di intervento cognitivo-comportamentale basato sull’analisi funzionale è stato utilizzato in molti lavori, i cui risultati hanno mostrato l’utilità di tale trattamento, vista l’eterogeneità di problemi che possono causare il disturbo.

L’efficacia della terapia cognitiva-comportamentale è stata dimostrata in termini di riduzione dell’ansia, aumento del senso di autoefficacia personale e ripresa della frequenza scolastica.

Trattamento Ansia nei bambini

 

Fonte: http://www.apc.it/disturbi-eta-evolutiva/fobia-scolare

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LABORATORIO SPECIALISTICO PER BAMBINI SULLE EMOZIONI A MILANO

dicembre 28, 2014 in EMOTIVITÀ da admin

NEWS: PROGETTO EDUCATIVO PER LE SCUOLE DI MILANO E PROVINCIA.

Centro Psicologico Amamente, servizio Specialistico per l’Infanzia e la Famiglia offre alle scuole dell’infanzia e primarie di Milano Laboratori esperienziali personalizzati sulla gestione delle Emozioni e l’Attenzione. Per le scuole che aderiranno entro fine anno scolastico 2014-2015 verrá applicata la tariffa promozionale di 1 € l’ora a bambino!

Il percorso si svolgerá da Marzo 2015 a Maggio 2015. 

 

 

Per informazioni Dott.ssa Anna La Guzza

Tel. 3311842704

www.centroamamente.it

 

 

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EMOTIVITÀ- definizione.

aprile 8, 2014 in EMOTIVITÀ da admin

Capacità di provare emozioni, che può essere scarsa, normale, eccessiva a seconda del modo e dell’intensità di reazione dell’individuo ai vari stimoli che riceve, presente a diversi livelli in ogni individuo, quando risulta preponderante rispetto ad altri tratti caratteriali si parla di “personalità emotiva” caratterizzata da un eccesso di reazione agli stimoli e da fragilità psichica, con conseguente difficoltà nell’adattamento socio-ambientale.

Decisiva in questo campo nella categoria dell’intensità perché stati emotivi moderati sono generalmente tonici e salutari, mentre quelli più forti hanno conseguenze debilitanti e disgregatrici .

Fonte:Umberto Galimberti L’Espresso

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Abilitazione Cognitiva: Attenzione e Memoria

ottobre 17, 2013 in EMOTIVITÀ, Milano, psicologia milano da admin

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ABILITAZIONE COGNITIVA

 

 

 

L’abilitazione cognitiva comprende tutti quegli interventi e strumenti tesi a stimolare le capacità cognitive con particolare riferimento alla memoria, all`orientamento spaziale e temporale, all`attenzione e alle abilità graficheL’ abilitazione Cognitiva si fonda sul principio di “plasticità cerebrale” secondo il quale il cervello umano “danneggiato” possiede la capacità di riorganizzarsi in risposta a specifici stimoli che permettano di rafforzare o compensare capacità cognitive compromesse, migliorando la funzionalità del paziente.

Possiamo pensare all’Abilitazione Cognitiva in analogia alla Fisioterapia; come quest’ultima si configura come una forma di “ginnastica per riabilitare il corpo”, la Riabilitazione Cognitiva appare come una “ginnastica per il cervello”.